
Il castello e il vecchio ricetto, La
chiesa parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio, Le ville "La torretta",
"Mon Repos", "Maria Luisa".

"Il Bacio"
Hayez Francesco (Venezia 1791-Milano
1882)
Quest’ itinerario romantico ci porta a visitare i tesori dell’antica
Mazzè, difatti, ci muoveremo tra le mura dei castelli dell’antico
ricetto e delle ville ottocentesche.
Per comprendere pienamente quanto ci
accingiamo a visitare, segnaliamo alcune note di storia mazzediese.
Nella prima metà del secolo scorso,
a Mazzè si produssero due avvenimenti di notevole importanza per il suo
futuro assetto urbanistico.
In primo luogo, dopo la morte avvenuta nel 1840 dell’ultimo Conte Valperga-Mazzè
privo di eredi diretti,
Il castello, abbisognava
di notevoli manutenzioni che il vecchio Conte non era stato in grado di fare
eseguire. Il ricetto fortificato che lo contornava non era in condizioni migliori,
in quanto la popolazione bramava trasferirsi in pianura ai piedi del colle.
Il piano era ormai sicuro dai nemici e dotato, con la costruzione della nuova
roggia, di un comodo corso d’acqua buono per tutte le esigenze.
Questi fatti produssero conseguenze
importanti, il castello, acquistato dalla famiglia Brunetta D’Usseaux,
assunse a nuova vita ed un suo rampollo, Eugenio,
sposando Caterina di Zeyffart, una nobile russa proprietaria in patria di ingentissime
ricchezze, ebbe la possibilità di restaurare i castelli donando al complesso
la struttura tardo-neo-gotica attuale.
L’Amministrazione comunale del
tempo, favorì la vendita di gran parte del ricetto a nobili di gran nome,
i quali, come di moda a Parigi ed a Londra, desideravano passare l’estate
in campagna lontani dalle arsure di Torino. Si costituirono quindi sul colle
alcune grandi proprietà, nate dall’accorpamento e dalla demolizione
delle antiche casupole del ricetto, gratificate dal Comune di Mazzè con
l’eliminazione di due vie pubbliche, ormai ritenute inutili dopo il trasferimento
della popolazione in pianura.
Di queste demolizioni e degli edifici
che sui loro siti furono costruiti diremo in dettaglio in seguito; della
villa Maria Luisa (9/B)
e della marchesa Virginia Basco invece parleremo
immediatamente, vista la notorietà dei personaggi implicati in questa
romantica vicenda.
La marchesina Virginia Basco-Ricardi
ebbe la ventura di far innamorare di se il suo maestro, nientedimeno che Francesco
De Sanctis, l’autore della monumentale " Storia della letteratura
italiana ", allora esule in Piemonte. L’amore, puramente epistolare
dell’illustre letterato per la sua allieva durò, come d’uso
nell’epoca, tutta la vita ed è testimoniato da una copiosa serie
di lettere indirizzate dal De Sanctis alla bella Virginia, la quale non si sa
fino a che punto le gradì essendo armai sposata al Conte Enrico Ricardi
di Lantosca, ufficiale dell’esercito Sardo. In ogni caso la marchesa Basco
conservò queste lettere tanto che nel 1914 Benedetto Croce, desiderando
approntare una pubblicazione sul De Sanctis intitolata appunto " Lettere
a Virginia " venne a Mazze’ e la marchesa, ormai molto anziana, gliele
consegnò perché potesse copiarle e pubblicarle, cosa che puntualmente
il Croce fece qualche anno dopo.
Sull’onda di questo romantico
amore, che ci introduce nella giusta atmosfera, iniziamo la visita del vecchio
ricetto iniziando dal castello. Di questo maniero, anzi di questi due manieri,
si sono dette le cose più disparate, ma noi ci atterremo alla stretta
realtà dei fatti cercando di fornire al visitatore un quadro semplice
e veritiero.
Il complesso monumentale (1/A-B)
è stata la dimora dei Conti Valperga-Mazzè per circa 800 anni,
dai primi dell’XI sec. sino al 1840. La casata ebbe momenti di splendore
sino al XV sec., degnamente rappresentati da Giorgio
dei Conti Valperga-Mazzè il quale, per i suoi meriti, divenne generale
e ciambellano dell’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo.
La singolare vita di Giorgio di Valperga
Conte di Mazzè, snodatasi nei decenni posti a cavallo fra il XIV ed il
XV secolo, è illustrata in una pubblicazione edita qualche anni fa dalla
Get di Chivasso scritta dall’autore di questo testo. Il libretto è
rintracciabile nelle edicole di Mazzè e Tonengo. Dopo il XV sec. il feudo
seguì le sorti dei Savoia, ma sempre in posizioni di secondo piano, il
momento magico dei Conti del Canavese era ormai passato.
Il castello, seguendo questa parabola, nel XVI sec. ebbe l’occasione di
ospitare il re di Francia Francesco I, ma ormai era ridotto ad un maniero di
campagna, senza più alcuna utilità militare se non quella di mantenere
una piccola guarnigione sabauda.
Questo stato di cose durò sino all’acquisto del complesso da parte
dei Brunetta d’Usseaux, antica famiglia di origine francese al servizio
dei Savoia, i quali lo riportarono a nuovo splendore. Il restauro si concluse
con Eugenio Brunetta d’Usseaux
il quale, finanziando grandi lavori, sia nella parte più antica posta
verso la Dora, edificata nel 1317 sulle rovine di un castello preesistente,
sia nella casaforte posta a sera, col tempo divenuta pertinenza agricola, diede
al complesso l’aspetto attuale.
Sotto la direzione dell’arch.
Giuseppe Velati-Bellini presero forma due manieri di fattura squisitamente neo-gotica,
con un cortile ed un parco, esteso sino al fiume, degni di ammirazione. Da vedere
gli affreschi di stile quattrocentesco di Romolo Bernardi dipinti nel portale
d’onore, nelle pareti dello scalone e nella sala del trono. Notevoli gli
intarsi eseguiti, sempre nella sala del trono, da Carlo Arboletti ed il camino
in pietra costruito dai fratelli Catella. Degni di nota infine i soffitti della
sala da musica e nel salone gotico eseguiti dal pittore Giovanni Beroggio.
Dopo la tragica morte di Eugenio
Brunetta d’Usseaux, primo e finora unico italiano segretario del Comitato
Olimpico Internazionale, i due castelli andarono preda di ogni sorta di ingiurie
e l’archivio del C.I.O., andò disperso. Di quegli anni sono da
ricordare le visite del Principe di Piemonte Umberto di Savoia e di Benito
Mussolini durante l’esecuzione di manovre militari.
L’attuale proprietario, on. Corrado
Salino, con indubbio gravame economico, ha salvato i due manieri dalla rovina,
ripristinando i muri di sostegno verso il fiume ed eseguendo altre opere di
restauro divenute ormai improcastinabili. Negli ultimi tempi è stato
inserito nei sotterranei un interessante museo delle torture. Il complesso monumentale,
dichiarato Monumento Nazionale, è visitabile il sabato e la domenica
oppure su appuntamento. Usciti dalle mura del castello e percorsa la stradina
in discesa arriviamo alla piazza sulla quale prospetta la chiesa
parrocchiale titolata ai Santi Gervasio e Protasio
(2/A-B) , vecchia chiesa
gentilizia dei Conti di Mazzè, divenuta unica parrocchia del feudo tra
il XIV ed il XV sec., dopo la soppressione delle antiche parrocchie titolate
a Santa Maria, ai Santi Lorenzo
e Giobbe e forse a San Pietro.
Il primo nucleo della chiesa parrocchiale
è probabilmente coevo al castello ed in origine era limitato alla attuale
navata centrale con il pavimento posto a livello del attuale presbiterio. Successivamente
l’edificio subì una serie innumerevole di ampliamenti sino ad assumere
l’attuale struttura basilicale a tre navate. Anticamente
il campanile era posto a sinistra dell’entrata, nel sito dove adesso
sorge il fonte battesimale, mentre quello attuale (16/B)
, realizzato sopraelevando l’antica torre del ricetto, è stato
realizzato nella prima metà del XVIII sec. in forme barocche.
Nel corso del XIX secolo sono stati
realizzati i grandi lavori che hanno donato alla chiesa l’attuale aspetto.
Nel 1879, allo scopo di aumentare la cubatura interna, è stato abbassato
di oltre un metro il piano pavimento, salvo la zona dell’altare maggiore
e dell’abside, mentre qualche anno prima, nel 1875, era stata realizzata
la facciata decorata da Agostino Visetti, al quale si deve inoltre il
gran quadro della vergine con i Santi Patroni Gervasio e Protasio posto
sopra l’altare maggiore.
All’interno dell’edificio
si possono ammirare buone opere pittoriche di scuola piemontese del XVIII sec.,
una bella balaustra in marmo intarsiato contornante l’altare maggiore
e l’interessante organo del XIX sec., posto sopra la bussola d’ingresso
ed ancora perfettamente funzionante.
Notevoli la statua
dorata della Vergine Assunta, contornata da angioletti, opera probabilmente
del XVIII secolo, forse ricavata da un unico ceppo di quercia e restaurata nei
primi anni del secolo scorso, situata a destra dell’entrata e la lapide
romana, di epoca imperiale, rinvenuta nella chiesa dei Santi Lorenzo e Giobbe
nel 1993, esposta nella cappella del fonte battesimale. Meritano una visita
la tomba del Conte Francesco Valperga-Mazzè, ultimo della sua dinastia,
posta al fondo della navata destra e la sagrestia, nella quale sono conservati
arredi e paramenti sacri di notevole fattura.
Uscendo dalla chiesa dalla porticina
posta nella navata sinistra, ai piedi della scalinata dell’altare maggiore,
accediamo al rilevato contornante l’edificio, anticamente adibito a cimitero,
ospitante anche la torre del ricetto ora adibita a
campanile (16/B) . Evoca un'atmosfera
particolarmente romantica invece, la
scalinatella che dal sacrato della Chiesa, conduce in Via delle Scuole. Questo
passaggio suggestivo, risulta coperto e due archi in ingresso
e in uscita
del condotto, collegano la Chiesa
della Confraternita di Santa Marta con la Chiesa Parrocchiale. Le due
piccole rampe di scale si incontrano su di un pianerottolo acciottolato e
semibuio. Consigliamo
anche ai meno sportivi di salire sino alla cella campanaria per godere di un
bellissimo panorama sulla pianura vercellese e sulle Alpi. L’operazione
è di tutta tranquillità perché l’edificio è
stato recentemente restaurato e non presenta pericoli di sorta.
Uscendo dalla torre campanaria e scendendo
per il passaggio coperto alla via sottostante si arriva al
vecchio Palazzo comunale (13/B)
, situato a sinistra all’angolo con via Municipio.
Questo nobile palazzotto neoclassico,
costruito nel 1759 dall’arch. Giuseppe Pozzo, presenta un elegante porticato
prospettante sulla piazza della chiesa, ma è purtroppo in uno stato di
vergognoso degrado da quando, una ventina di anni fa, la sede comunale è
stata trasferita in pianura.
Augurandoci che sia posto fine all’abbandono attuale, specialmente in
considerazione degli usi turistici-culturali cui l’antico Palazzo comunale
potrebbe essere adibito, riprendiamo la visita.
L’antico ricetto, con il suo intrico
di stradine, delimitato un tempo dalla porta Frera (ferrata) (4/B)
posta sulla Via Municipio a lato della contigua chiesa di San Vito (4/B)
, ora demolita, merita una passeggiata. Notevole la Via
Pescatore, con il ponte collegante il parco della Villa Maria Luisa con
la proprietà frontaliera. L’edificio, ora di proprietà Occhetti,
edificato in sobrio stile agreste piemontese del XIX secolo, come il parco che
la contorna e la pertinenza agricola prospettante verso la Via San Michele sono
sorti sullo spazio ricavato dalla demolizione dell’antico borgo di Santa
Maria, certamente d’origine medioevale, ma posto fuori del ricetto fortificato.
Il complesso, abbisognerebbe anche in questo caso di notevole manutenzione,
particolare attenzione dovrebbe essere posta sugli affreschi dipinti sulle pareti
esterne della villa
Maria Luisa. L’area, essendo di proprietà privata, è
visitabile solo in occasione di particolari circostanze.
Identica constatazione vale purtroppo
per le ville La Torretta
(10/B) e Mon
Repos (11/B) situate, come
i loro parchi, a sud della piazza della chiesa. Entrambi le proprietà
sono sorte dalla demolizione della parte principale del ricetto, anticamente
sito a mezzogiorno del castello. Sia la villa
La Torretta, appartenente a suo tempo alla principessa d’Ischitella,
e sia la villa Mon Repos,
attualmente di proprietà della Soc. La
Quiete dei Principi ed alla famiglia Sardi, sono costruite sulla falsariga
dei palazzi nobiliari di campagna inglesi e francesi del XVIII e XIX sec. e
presentano punti d’interesse notevoli, sia sotto l’aspetto architettonico,
sia nella varietà degli impiantati arborei eseguiti dai proprietari.
Al visitatore, consigliamo ancora di ammirare il
bellissimo panorama sul vallone della Dora godibile dal Parco
della Rimembranza (3/B),
recentemente riattato e i fare ritorno al punto di partenza..




