Il castello

e il vecchio ricetto

La chiesa parrocchiale

dei

Santi Gervasio e Protasio

Le ville

"La torretta"

"Mon Repos"

"Maria Luisa"

 

Quest’ itinerario

romantico

ci porta

a visitare

i tesori

dell’antica

Mazzè

 

Infatti

ci muoveremo

tra le mura dei castelli

dell’antico ricetto

e delle ville ottocentesche

 

Per comprendere pienamente quanto ci accingiamo a visitare,

segnaliamo alcune note di storia mazzediese.

 

Nella prima metà del secolo scorso,

a

Mazzè

si produssero

due avvenimenti

di notevole importanza

per il suo futuro assetto urbanistico.


In primo luogo,

dopo la morte

avvenuta nel 1840

dell’ultimo

Conte Valperga-Mazzè

privo di eredi diretti,


Il

castello

abbisognava di notevoli manutenzioni

che il vecchio

Conte

non era stato in grado di fare eseguire.

 

Il ricetto fortificato

che lo contornava

non era in condizioni migliori,

in quanto la popolazione

bramava

trasferirsi

in pianura

ai piedi del colle.

 

Il piano

era ormai sicuro dai nemici

e dotato,

con la costruzione della

nuova roggia,

di un comodo corso d’acqua

buono per tutte le esigenze.

 

Questi fatti

produssero

conseguenze importanti.

 

Il castello

acquistato dalla famiglia

Brunetta D’Usseaux

assunse a nuova vita

ed un suo rampollo,

Eugenio

sposando

Caterina di Zeyffart

una nobile

russa

proprietaria in patria

di ingentissime ricchezze,

ebbe la possibilità

di restaurare

i castelli

donando al complesso

la struttura

tardo-neo-gotica

attuale.

 

L’Amministrazione comunale

del tempo,

favorì la vendita di gran parte del ricetto

a nobili di gran nome,

i quali,

come di moda a

Parigi ed a Londra,

desideravano passare l’estate

in campagna

lontani dalle arsure di

Torino.

 

Si costituirono quindi

sul colle

alcune grandi proprietà,

nate dall’accorpamento e dalla demolizione delle

antiche casupole del ricetto,

 

gratificate dal

Comune di Mazzè

 

con l’eliminazione di

due vie pubbliche

ormai ritenute inutili

dopo il

trasferimento della popolazione in pianura.

 

Di queste demolizioni e degli edifici che sui loro siti furono costruiti

diremo in dettaglio in seguito;

della

Villa Maria Luisa

(9/B)

e della marchesa

Virginia Basco

invece parleremo immediatamente,

vista la notorietà dei personaggi

implicati in questa

romantica vicenda.

 

La marchesina

Virginia Basco-Ricardi

ebbe la ventura

di far innamorare di se

il suo maestro

nientedimeno che

Francesco De Sanctis

l’autore della monumentale

" Storia della letteratura italiana "

allora esule in

Piemonte.

 

L’amore,

puramente epistolare

dell’illustre letterato

per la sua allieva durò,

come d’uso nell’epoca,

tutta la vita

ed è testimoniato

da una copiosa

serie di lettere

indirizzate dal

De Sanctis

alla bella

Virginia

sposata nel frattempo al

Conte Enrico Ricardi di Lantosca

ufficiale dell’esercito Sardo.

 

In ogni caso la marchesa

Basco

conservò gelosamente queste lettere

 

tanto che nel

1914

Benedetto Croce

(allievo del De Sanctis)

 

desiderando stampare

una pubblicazione sul

 

De Sanctis

intitolata appunto

 

" Lettere a Virginia "

 

venne a

Mazze’

 

e la marchesa,

ormai molto anziana,

gliele consegnò

perché potesse copiarle

e pubblicarle,

cosa che puntualmente

il

Croce

fece qualche anno dopo.

 

Sull’onda di questo

romantico amore,

che ci introduce nella giusta atmosfera,

 

iniziamo la visita

del vecchio ricetto

partendo dal

castello.

 

Il complesso monumentale

1/A

B

è stata la dimora dei

Conti Valperga-Mazzè

per circa 800 anni

dai primi

dell’XI sec.

sino al

1840.

La casata ebbe momenti di splendore sino al

XV sec.

degnamente rappresentati da

Giorgio dei Conti Valperga-Mazzè

il quale,

per i suoi meriti,

divenne generale

e ciambellano

dell’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo.

 

La singolare vita di

Giorgio di Valperga

Conte di Mazzè

snodatasi nei decenni posti a cavallo fra

il XIV ed il XV secolo,

è illustrata in una pubblicazione edita qualche anni fa dalla

Get di Chivasso

scritta dall’autore di questo testo.

 

Dopo il

XV sec.

il feudo

seguì le sorti dei

Savoia

ma sempre in posizioni di secondo piano

il momento magico dei

Conti del Canavese

era ormai passato.


Il castello

seguendo questa parabola

nel

XVI sec.

ebbe l’occasione di ospitare il

re di Francia Francesco I

ma ormai era ridotto

ad un maniero di campagna,

senza più alcuna

utilità militare

se non quella

di mantenere

una piccola guarnigione sabauda.


Questo stato di cose

durò sino all’acquisto del complesso

da parte dei

Brunetta d’Usseaux

antica famiglia di origine francese

al servizio dei

Savoia

 

i quali lo riportarono a nuovo splendore.

 

Il restauro si concluse con

Eugenio Brunetta d’Usseaux

il quale,

finanziando grandi lavori,

sia nella parte più antica posta verso la

Dora

edificata nel

1317

sulle rovine di un

castello preesistente,

 

sia nella

casaforte posta a sera,

col tempo divenuta

pertinenza agricola,

 

diede al complesso l’aspetto attuale.

 

Sotto la direzione

dell’arch. Giuseppe Velati-Bellini

presero forma

due manieri

di fattura squisitamente

neo-gotica

 

con un cortile ed un parco,

esteso sino al fiume,

degni di ammirazione.

 

Da vedere

 

gli affreschi

di stile quattrocentesco

di

Romolo Bernardi

dipinti nel portale d’onore,

nelle pareti dello scalone

e nella sala del trono.

 

Notevoli gli intarsi

eseguiti

sempre nella sala del trono,

da

Carlo Arboletti

 

ed il camino in pietra

costruito

dai fratelli Catella.

 

Degni di nota infine

i soffitti della sala da musica

e

nel salone gotico

 

eseguiti dal pittore

Giovanni Beroggio.

 

Dopo la tragica morte di

Eugenio Brunetta d’Usseaux

primo

e finora

unico italiano

segretario del

Comitato Olimpico Internazionale

 

i due castelli

andarono preda

di ogni sorta di ingiurie

 

e l’archivio del C.I.O.

andò disperso.

 

Di quegli anni

sono da ricordare le visite del

Principe di Piemonte Umberto di Savoia

e di

Benito Mussolini

durante l’esecuzione di manovre militari.

 

Corrado Salino,

proprietario del Castello

prima degli attuali Castellani russi,

con indubbio gravame economico,

ha salvato i due manieri dalla rovina,

ripristinando i muri di sostegno

verso il fiume

ed eseguendo

altre opere di restauro

divenute ormai improcastinabili.

 

Negli ultimi tempi

è stato inserito nei sotterranei un

museo delle torture.

 

Il complesso monumentale,

dichiarato

Monumento Nazionale

è purtroppo ora visitabile soltanto su appuntamento

e in certe date

segnalate anche sul sito web

 

Usciti dalle mura del castello

e percorsa la stradina in discesa

arriviamo alla piazza

sulla quale prospetta la

chiesa parrocchiale

titolata ai

Santi Gervasio e Protasio

2/A

B

vecchia chiesa gentilizia

dei Conti di Mazzè

 

divenuta

unica parrocchia

del feudo

 

tra il

XIV ed il XV sec.

 

dopo la soppressione

delle antiche parrocchie

titolate a

Santa Maria

ai

Santi Lorenzo e Giobbe

e forse a

San Pietro.

 

Il primo nucleo

della chiesa parrocchiale

è probabilmente

coevo

al castello

ed in origine

era limitato

alla attuale

navata centrale

con il pavimento

posto a livello

dell' attuale presbiterio.

 

Successivamente

l’edificio

subì una serie innumerevole

di ampliamenti

 

sino ad assumere

l’attuale struttura basilicale

a tre navate.

 

Anticamente

il campanile

era posto

a sinistra dell’entrata,

nel sito

dove adesso

sorge

il fonte battesimale,

 

mentre quello attuale

(16/B)

realizzato

sopraelevando

l’antica torre del ricetto

 

è stato realizzato

nella prima metà del

XVIII sec.

in forme barocche.

 

Nel corso del

XIX secolo

sono stati realizzati

i grandi lavori

che hanno donato alla chiesa

l’attuale aspetto.

 

Nel 1879

allo scopo

di aumentare

la cubatura interna,

è stato abbassato

di oltre un metro

il piano pavimento,

salvo

la zona

dell’altare maggiore

e dell’abside,

 

mentre qualche anno prima,

nel 1875,

era stata realizzata

la facciata

decorata da

Agostino Visetti,

al quale si deve inoltre

il gran quadro della vergine

con i

Santi Patroni Gervasio e Protasio

posto sopra

l’altare maggiore.

 

All’interno dell’edificio

si possono ammirare

buone opere pittoriche

di scuola piemontese

del XVIII sec.

 

una bella balaustra in marmo intarsiato

contornante l’altare maggiore

 

e l’interessante organo

del XIX sec.

posto sopra

la bussola d’ingresso

ed ancora perfettamente funzionante.


Notevoli

la statua dorata della Vergine Assunta

contornata da angioletti,

opera probabilmente del

XVIII secolo

forse ricavata

da un unico ceppo di castagno

e restaurata

nei primi anni del secolo scorso,

situata

a destra dell’entrata

 

e la

lapide romana,

di epoca imperiale,

rinvenuta nella chiesa dei

Santi Lorenzo e Giobbe

nel 1993

 

Meritano una visita

la tomba del

Conte Francesco Valperga-Mazzè,

ultimo della sua dinastia,

 

posta

al fondo

della navata destra

 

e la sagrestia,

nella quale sono conservati

arredi e paramenti sacri

di notevole fattura.

 

Uscendo dalla chiesa

dalla porticina posta nella navata sinistra,

ai piedi della scalinata dell’altare maggiore,

accediamo al rilevato contornante l’edificio,

anticamente adibito

a cimitero,

ospitante anche

la torre del ricetto

ora adibita a

campanile (16/B)

 

Evoca un'atmosfera

particolarmente romantica

invece,

la

scalinatella

che dal sacrato della Chiesa,

conduce in

Via delle Scuole.

 

Questo passaggio suggestivo,

risulta coperto e due archi in

ingresso

e in

uscita

del condotto,

collegano

la Chiesa della Confraternita di Santa Marta

(a suo tempo sconsacrata ed ora sede del ristorante "Santa Marta")

con la Chiesa Parrocchiale.

 

Le  due piccole rampe

di scale si incontrano su di un

pianerottolo

acciottolato e semibuio.  

 

Uscendo dalla torre campanaria

e scendendo

per il passaggio

coperto alla via sottostante

si arriva al

vecchio Palazzo comunale

(13/B)

situato a sinistra all’angolo con

via Municipio.


Questo

nobile palazzotto neoclassico

costruito

nel 1759

dall’arch. Giuseppe Pozzo

presenta un elegante porticato

prospettante sulla piazza della chiesa,

ma è purtroppo in uno stato di vergognoso degrado

da quando,

la sede comunale è stata trasferita in pianura.

L’antico ricetto,

con il suo intrico di stradine,

delimitato un tempo dalla

porta Frera

(ferrata)

(4/B)

posta sulla

Via Municipio

a lato della contigua

chiesa di San Vito

(4/B)

ora demolita

merita una passeggiata.

 

Notevole la

Via Pescatore

con il

ponte

collegante

il parco della Villa Maria Luisa

con la proprietà frontaliera.

 

L’edificio,

ora di proprietà Occhetti,

edificato in sobrio

stile agreste piemontese

del XIX secolo

come il parco che la contorna

e la pertinenza agricola

prospettante verso la

Via San Michele

sono sorti

sullo spazio ricavato

dalla demolizione

dell’antico borgo di

Santa Maria

certamente d’origine medioevale,

ma posto fuori del

ricetto fortificato.

Il complesso,

è ben conservato.

L’area,

essendo di proprietà privata,

è visitabile solo in occasione di particolari circostanze.

 

Identica constatazione

vale purtroppo

per le ville

La Torretta (10/B)

e

Mon Repos (11/B)

situate,

come i loro parchi,

a sud della piazza della chiesa.

Entrambi le proprietà

sono sorte

dalla demolizione

della parte principale

del ricetto,

anticamente sito a mezzogiorno

del castello.

Sia la villa

La Torretta,

appartenente a suo tempo

alla principessa d’Ischitella,

e sia la

villa Mon Repos,

attualmente di proprietà della

Soc. La Quiete dei Principi

ed alla famiglia Sardi,

sono costruite

sulla falsariga

dei palazzi nobiliari di campagna

inglesi e francesi

del XVIII e XIX sec.

 

e presentano punti d’interesse notevoli,

sia sotto l’aspetto architettonico,

sia nella varietà

degli impiantati arborei

eseguiti dai proprietari.


Al visitatore,

consigliamo ancora di ammirare

il bellissimo panorama

sul vallone della Dora

godibile dal

Parco della Rimembranza

(3/B)

recentemente riattato

e di fare ritorno al punto di partenza.

 

Livio Barengo

Mazzè Luglio 2004

 

 

.......dicono di noi....

 

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