STORIA

 

L'ORO NELLE AURIFODINE DELLA BESSA E DI CASALE DI MAZZE' VENNE SFRUTTATO A CAVALLO TRA IL II E IL I SECOLO A. C. SOTTO ROMA REPUBBLICANA. PIU' IN GENERALE E' LECITO SUPPORRE CHE UNA VOLTA ACCORTISI DELLA PRESENZA DI ORO NEI DEPOSITI ALLE FALDE DELLE COLLINE MORENICHE, I PRIMI CERCATORI SI SIANO MESSI SULLE TRACCE UN PO' DAPPERTUTTO NELL'ANFITEATRO.

 

 

 

NEL II SECOLO A. C. I ROMANI SI SOSTITUIRONO AI CELTI , INAUGURANDO UNA FASE DI SFRUTTAMENTO INTENSIVO ED ALTAMENTE ORGANIZZATO. STRABONE, STORICO GRECO, DA NOTIZIA DELLO SFRUTTAMENTO DELL'ORO ALLUVIONALE DA PARTE DEI SALASSI. SENZA PERO' FAR RIFERIMENTO A SITI PARTICOLARI. PLINIO IL VECCHIO PERO' E LO STESSO STRABONE, IN UN PASSO SUCCESSIVO, CITANO LE AURIFODINE DI ICTIMULI O ICTUMULI SENZA RIFERIMENTO AI SALASSI. AURIFODINE POI IDENTIFICATE CON LA BESSA.

 

 

 

PER QUANTO RIGUARDA LA BESSA, IL 140 A. C. E' LA DATAZIONE, DOPO LA QUALE, I PUBBLICANI ROMANI POTERONO AVERE IN APPALTO LA MINIERA D'ORO. QUESTA ERA DI PROPRIETA' DELLO STATO, ED UN PROCURATOR METALLORUM ERA POSTO A CAPO DELL'AMMINISTRAZIONE. IL TESTO DI STRABONE CONFERMA ANCHE CHE IL METALLO ERA GIA' ESTRATTO DAI SALASSI (GLI ICTIMULI CITATI DA PLINIO, ERANO PROBABILMENTE SALASSI CHE AVEVANO COME CENTRO DI RIFERIMENTO IL VILLAGGIO OMONIMO).

 

 

 

DA PLINIO (23-79 D. C.) ABBIAMO INVECE LA PROVA DELLA DIMENSIONE DEL CANTIERE, POICHE' A PROPOSITO DELLA BESSA, CITA UNA LEX CENSORIA, DOVE SI LEGGE, CHE PROBABILMENTE PER PROBLEMI DI ORDINE PUBBLICO, VIETAVA L'UTILIZZO NELLE AURIFODINE DI PIU' DI 5000 LAVORATORI, CIO' SIGNIFICA CHE VI FURONO PERIODI IN CUI IL LORO NUMERO DOVETTE ESSERE MAGGIORE.

 

 

LA MANO D'OPERA, SI RITIENE FOSSE COSTITUITA DA COMUNITA' DI "DEDICTI" CHE DOPO LA SCONFITTA, PAGAVANO TRIBUTO A ROMA CON IL LAVORO.

 

 

INOLTRE, IN PROSSIMITA' DELLA MINIERA, DOVEVA ESSERE NECESSARIA LA PRESENZA DELL'ESERCITO, DATO CHE SI TRATTAVA DI POPOLAZIONI CHE FURONO TOTALMENTE SOTTOMESSE SOLO SOTTO AUGUSTO.

 

 

IL PERIODO DI SFRUTTAMENTO DELLA BESSA E DELLE AURIFODINE DI MAZZE', E' STATO UNO DEI PIU' TURBOLENTI DELLA STORIA DELLA REPUBBLICA. VIENE IMMEDIATAMENTE DOPO LA CADUTA DI CARTAGINE AD OPERA DI SCIPIONE EMILIANO POI UCCISO DA CAIO GRACCO, L'ALTRO "GIOIELLO" DI CORNELIA. IN SEGUITO ARRIVARONO LE INVASIONI DEI CIMBRI CHE FURONO SCONFITTI DA MARIO NEI PRESSI DI VERCELLI NEL 101 A. C. E LE LOTTE TRA LO STESSO MARIO E SILLA.

 

 

 

 

E' PROBABILE CHE L'ORO DELLA BESSA E DELLE AURIFODINE DI MAZZE' SIA SERVITO A FINANZIARE I VARI CONTENDENTI FINO ALLA PRESA DEL POTERE DA PARTE DI CESARE, CHE ERA SCAMPATO ALLE LISTE DI PROSCRIZIONE (ELIMINAZIONE FISICA) EMESSE DA SILLA.

 

 

NON E' NOTA LA DURATA DEL PERIODO DI SFRUTTAMENTO (PROBABILMENTE UN CENTINAIO DI ANNI) SAPPIAMO PERO' CHE ALL'EPOCA IN CUI SCRIVEVA STRABONE, LE MINIERE ERANO GIA' STATE ABBANDONATE OD ESAURITE, E L'ORO DI ROMA PROVENIVA IN MASSIMA PARTE DALL'IBERIA (SPAGNA) E DALLA GALLIA (FRANCIA).

 

LA STORIA DELLE AURIFODINE A FUMETTI

 

 

 

L'impero romano al tempo dello sfruttamento delle aurifodine di Mazzè

 

 

Strabone, (64 a.C. -21 d.C.) Autore di cultura greca

Contemporaneo di Cristo e di Ottaviano Augusto, nato sulle rive del Mar Nero e trasferitosi a Roma in giovane età, universalmente accreditato come uno dei più autorevoli eruditi dell'antichità, nella sua opera titolata " Geografia " descrive il mondo quale conosciuto a suo tempo. Parlando dell'Italia nord occidentale, l'autore, probabilmente attingendo le notizie dalle opere di Polibio ( 205 123 a.C.) e di Posidonio (135 50 a. C.) e forse di Livio (59 a C. 17 d.C.) segnala in varie occasioni l'esistenza di miniere d'oro, localizzandole nel circondario di Vercelli.

 

" Il paese dei Salassi ha pure delle miniere, di cui un tempo, quando ancora erano potenti, i Salassi erano padroni, cosi come erano padroni dei valichi alpini. Nella produzione mineraria era loro di grande aiuto il fiume Duria per il lavaggio dell'oro; perciò in molti punti, dividendo l'acqua in canaletti, svuotavano la corrente principale. Questo serviva a quelli per la produzione dell'oro, ma danneggiava gli agricoltori che coltivavano le pianure sottostanti, privati dell'acqua di irrigazione; il fiume difatti era in grado di irrigare la terra perché la corrente scorreva ad un livello superiore. Per questo motivo vi erano continui conflitti tra le due popolazioni "

Strabone - Geografia libro IV

 

  " Quanto allo sfruttamento delle miniere, oggi non avviene più come prima, perché quelle dei Celti transalpini e parimenti quelle dell'Iberia sono più proficue. Una volta invece, quando anche a Vercelli c'era una miniera d'oro, era in vigore tale sfruttamento.

Vercelli è un villaggio vicino ad Ictimuli che pure è un villaggio: entrambi sono vicini a Piacenza"

Strabone Geografia libro V, 1.12

Le liti citate da Strabone sono quelle storiche avvenute tra Salassi ed i Libui o Libici di Vercelli, sfociate nel 143 a C. nella sfortunata campagna militare del console romano Appio Claudio Pulcro, sconfitto dai Salassi nei dintorni di Verolengo. Ripresa la guerra nel 140 a C., dopo un cruento rito propiziatorio, i nostri progenitori furono però a loro volta sconfitti dai romani, capitanati dallo stesso console voglioso di rivincite.

Ovviamente, quando Strabone parla di miniere d'oro e cita Ictimuli intende la moderna Bessa di Mongrando, luogo fuori del bacino imbrifero della Dora Baltea e probabilmente non soggetto alla tribù dei Salassi. Altra questione importante è la minuziosa descrizione del fiume che secondo l'autore, scorreva ad un livello più alto della pianura circostante, permettendo l'irrigazione delle terre dei Libui, ostacolati dai Salassi che sottraevano ed inquinavano l'acqua della Dora.

 

 

RELAZIONE DEL CAVALIER 

SPIRITO NICOLIS DI ROBILANT

SULL'ORO ALLUVIONALE 

IN PIEMONTE

 ANNO 1786

 

Dirimpetto al luogo di Massè le ripe che costeggiano la Dora Baltea sono altissime eccedendo forse li 102 Trabucchi di verticale (circa 300 metri. In realtà l'altezza massima della scarpata è di circa 150 metri) ed in vari luoghi sono tagliate a picco, ove si scorgono li veri indizi dell'esistenza dell'oro. Ivi si può congetturare dell'immensa molle di ciottoli sparsa su quelle campagne inferiori, che de ciottoli di rifiuto per lo più di natura granitica, e di quarzo. In queste ripe si vedono bocche d'antiche gallerie state spinte sotto tali pianure per lo scavamento di tali stati li quali regnano ivi ad una vertical proffondità considerabile sotto la superficie delle medemme. E' ivi grande ampiezza dello strato delle terre rosse variamente intersecato da vene e rame di terre nere nelle quali si scorgono trovanti di quarzo, e rognoni di Piriti, calcedonie ed altre qualità; e dunque anche fuori dubbio che nell'intimo questi strati siano auriferi, il che ne fa vedere l'importanza, e conferma ciò che si disse superiormente sula immanenza dello strato aurifero sotto quelle pianure. Non mancano tali indizi nelle gran ripe di questo fiume alla dritta salendo superiormente a detto luogo; a Vische, sotto Candia, e fino a Strambino; e così e viceversa dal luogo di Massè retrogradando a Riva rotta sino a Verolengo si scorrono apparenze che ponno animarvi li tentativi; tutte le lozioni ponno farsi con facilità da che per ogni parte si ponno tagliar alvei per le acque del fiume principale: le particelle d'oro sono dal fiume portate sino al Po in faccia a Crescentino.

Li bordi opposti della Dora così le ripe alla sinistra sono una continuazione dello stesso strato della dritta, ragion vuole che siano analoghe in natura di queste, onde si può concludere che li medemmi strati auriferi che esistono alla destra del fiume ricompajano alla sinistra, perché l'osservazione locale rende evidente che un tempo erano contigui, e che tal valle od interruzione ebbe origine dalla medemma cattastroffe.

A Villa Reggia che è quasi in faccia al luogo di Massè tali strati ricompaiono di bel nuovo, e continuano sotto Moncrivello e Cigliano, passando sotto le pianure di Alice, Cavaglià, S.yà e cosi permanenti fino al Torente Cervo, scorrendo attorno a Salussola, longo l'Elvo sino a Biella.

Tali strati Auriferi si mostrano anche camminando contro il fiume superiormente a Villareggia, a Magliano (Maglione) Borgo Maschio (Borgomasino) e come che nel più dei siti le ripe massime sono coperte non si ponno ravvisare gl'indizi che negl'acquaroni che quando queste vengono lacerate, ne mostrano l'esistenza. Sarebbe util cosa che venisse esaminata tutta quella faccia delle ripe in cui si è condotto il nuovo alveo d'irrigazione, mentre che forse quivi a nudo si troveranno posto vantaggiosi. Che se tali indizi si fanno palesi superiormente non lo saranno meno a seconda del corso del fiume in tutte le alte ripe scendendo, a Saluggia e sin verso Crescentino. Se si desse una accurata ricerca in tutti i combali, e rigagnoli che scendono dalle colline da Moncrivello a Salussola vi si troverebbe posti meritevoli di coltura.  

CARTA REDATTA DAL TENENTE VALLINO DURANTE IL SUO SOPRALLUOGO A MAZZE' AVVENUTO IL 12 NOVEMBRE 1763

 

 

Casalis Goffredo (Saluzzo 1781 Torino 1856)

nel suo Dizionario Storico, Geografico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il re di Sardegna Maspero, Torino 1856, a proposito della regione Bose, da per certo che questo territorio sia stato intieramente smosso al tempo in cui i Romani mandarono i loro schiavi ad estrarre l'oro dal Vercellese, e lungo il fiume Dora e nel suo monumentale Dizionario geografico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna, scrive nel 1840:

IL fatto è che proseguesi tuttora a cogliere una certa quantità d'oro su certe falde, lunghesso il fiume, in questo territorio, lacchè forma una delle rendite della famiglia dei conti Valperga, signori di Mazzè. ( Tratto da scritti di Don Solero.)

 

Anticamente le sabbie della Dora erano assai ricche di depositi d'oro e d'argento ( pagliette, granellini informi ) che le acque, in cui si sciolsero i ghiacciai del Monte Bianco, vi portarono staccandole dalle miniere del Monte Bianco e degli altri colossi alpini. Infatti, Polibio scrisse di miniere d'oro nel paese dei Taurini, specie presso i Salassi. (Scritti di Don Solero)

 

 

DIVISIONI AREALI DEL PIEMONTE DELL'ETA' DEL FERRO

 

L'IMPERO ROMANO AL TEMPO DELLO SFRUTTAMENTO DELLE AURIFODINE DI MAZZE'

 

 

 

DISTANZE E PROFILO ALTIMETRICO

 

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