La Madonnina,

Villa Occhetti,

La Bicocca,

Barengo.

 

Lasciato alle nostre spalle

l’attuale ingresso del

Castello

(1/A)

dirigiamo verso ponente

percorrendo la stradina

che ne contorna le mura.

Il primo monumento degno di nota è una antica

cappella

titolata a

San Michele Arcangelo

(5/A)

restaurata alla fine del secolo scorso

in stile neo-gotico

 

posta all’imboccatura del sentiero

diretto verso la Dora.

 

Un antica leggenda

viva nella memoria degli abitanti del vecchio borgo

narra come

toccando un anello mobile

ancora presente nella

inferriata

possa apparire

il diavolo

in vena di brutti scherzi.


Lasciata la

diabolica cappella

costeggiando le mura dell’antico borgo fortificato

si arriva al luogo dove esisteva

una

delle

tre porte del ricetto

usata dal feudatario

per accogliere gli

ospiti illustri.


Non svoltiamo a sinistra

in quanto l’antico ricetto ed i palazzi sono trattati in un altro itinerario

ma proseguiamo diritto per una stradicciola

sempre costeggiante le mura

sino ad arrivare all’antica chiesa titolata a

Santa Maria

(Madonna della Neve)

(7/B)

sacra effigie venerata in molti altri luoghi sulla strada dei pellegrini.

Antica parrocchiale

del borgo omonimo

un tempo esistente nei pressi

posta fuori del ricetto fortificato

e da sempre oggetto di

molta venerazione

sia in paese sia nel circondario

è chiamata familiarmente dalla gente

"la Madonnina "


L’edificio

d’impianto probabilmente

romanico-gotico

coevo di

Santo Stefano di Candia

ha circa

900 anni di vita

è ora strutturato in

tre navate

con le due laterali tronche

ma ha subìto nel

corso dei secoli

rimaneggiamenti tali

da non lasciare più intravedere

la conformazione originaria

probabilmente a suo tempo

simile

all’altra antica parrocchiale dei

Santi Lorenzo e Giobbe

 

Attualmente

la facciata neoclassica

crea una atmosfera di

composta religiosità

che si ripropone anche all’interno

ed è ulteriormente confermata

dall’affascinante ambiente circostante.


Lasciata la

Chiesa di Santa Maria

la stradina in discesa prosegue sino alla confluenza con la

Via San Michele

i meno sportivi

voltando a destra

potranno tornare al punto di partenza

risalendo la strada che costeggia prima

il parco

e poi

la Villa Occhetti

Passato il ponte che collega i due lati della strada

a sinistra

sulla via che un tempo conduceva alla

piazza prospiciente il ricetto

si può ammirare una seconda cappella titolata a

San Michele Arcangelo

(6/B)

Le dimensioni quest’edicola sono maggiori di quella precedente

anche se architettonicamente

la struttura è meno ricercata.

 

Qui non vi sono anelli

con cui stuzzicare il diavolo a fare una comparsa.

 

Per gli appassionati

la presenza di ben

due cappelle titolate a

San Michele

nell’ambito di 100 metri

è certamente la prova

che siamo proprio

sull’itinerario degli

antichi pellegrini.


Tornando al punto di svolta

i più volenterosi

prenderanno a sinistra

e percorreranno

la

Via San Michele

sino al quadrivio della

Croce del Vallo

(11/C)

dove passata la strada che conduce a

Vische

potranno imboccare

la

Via per Candia

 

Percorrendo questa

magnifica stradina

che si snoda in mezzo a

vigne e boschi di castagno

si giunge infine

al punto

dove inizia

la discesa verso il

Lago di Candia.

 

Poco avanti

era posto

il confine

del feudo di

Mazze’

sino al XIV secolo

quando

nel 1339

come narra

 

Pietro Azario

nella sua celebre cronaca sulle

guerre del

Canavese

 

il castello rivale di

Speratono

(6/C)

feudo dei

San Martino

fu assalito

ed incendiato

dai

mazzediesi

e dalle barbute tedesche

comandate dal

Malerba

inviate dai

Visconti di Milano

loro alleati.

 

Dopo la distruzione di

Speratono

il suo territorio

fu annesso a quello

del feudo di

Mazzè

ed il confine

spostato sulla riva del lago.

 

A ricordo del vecchio limes

rimasero solo i toponimi:

il luogo si chiama

"Fort"

(9/C)

anche se oggi non si vedono più fortificazioni

la collina prospiciente

"Merenda Lunga"

(8/C)

in virtù delle

lunghe soste

cui i viandanti ed i pellegrini

erano costretti

prima di accedere a

Mazzè

ed al ponte sulla

Dora

mentre nel piano a destra

si erge l’enorme masso del

"Cuass" 

(7/C)

traducibile in covo o covaccio,

in quanto forse anticamente

punto di raccolta

di

masnadieri e tagliagole.


All’inizio della discesa

voltando a sinistra

si può imboccare l’antica strada selciata per

Macellio e Castiglione

oggi questi due centri esistono solo più nel ricordo

ma dieci secoli fa

erano vivi

e da qui passavano i

pellegrini

diretti a

Mazzè

ed al

ponte sulla Dora

una volta lasciato

Santo Stefano di Candia.


Proseguendo invece diritto

verso la fine del valico

la

strada

immette nella

valle della Motta

plasmata in antico

dalle acque

del ghiacciaio valdostano.

 

Le colline si allontanano

per cedere posto ad un grande

pianoro

digradante verso la pianura

un tempo occupata

dal mitico

lago d’Ivrea

del quale quello di

Candia

è forse l’ultima vestigia.


Per il ritorno

consiglio di percorrere

l’antica strada sino al lago

quindi svoltare a destra sulla litoranea

e poi

dopo qualche centinaio di metri

imboccate una strada di campagna

risalente la collina.

 

Passato un calanco

dopo varie svolte

entrate nell’abitato di

Barengo

visitate la

chiesetta dei

Santi Orso e Barnaba

(1/C)

e la piazzetta antistante.


Ripresa la strada principale

raggiungete la provinciale alle

cascine Vallo

(3/C)

percorrete la

salita della polverosa

dove troverete una

cappella votiva

13/C

3D

voltate a sinistra

e imboccate la stradina della

Pietrafica

che

dopo una serie di svolte

vi condurrà

al pianoro della

Bicocca

1/D

8/A

luogo sacro

agli

antichi Salassi.

Secondo la tradizione

nel 141 a.C

in questi pressi

si svolse

l’ultima sfortunata battaglia

tra i nostri progenitori

ed i

Romani

del console Appio Claudio Pulcro.

 

A sinistra

si erge il

gran tumulo

sulla cui sommità

si pensa fosse allocata

la stele funeraria dell’età del ferro

(VI sec. a.C)

ritrovata anni fa nel

greto della Dora

e ricollocata in paese

(19A)


Salendo in cima al

tumulo

si ha l’esatta percezione della

sacralità del luogo

quasi che tutti i

guerrieri morti

in quell’epica vicenda

ci guardassero

nell’attesa di un nostro atto di pietà.

 

Nelle giornate limpide

la vista spazia verso i quattro punti cardinali

ed è visibile

tutta la cerchia delle

Alpi

pare quasi che la terra ed il cielo abbiano qui il loro ombelico.


Singolare

è quanto espone il Serra

a proposito dell’itinerario proposto.

 

L’illustre autore,

basandosi su documenti del

1007

e del

1141

conferma

" Di li continuava

- l’antica via romana -

forse sul tratto di strada già citato della

Via Polverosa

sino al loco di

Maciadi, Macciacus o Mattiacus,

sede di un importante mercato

ceduto

come quello di

Rivarolo

all’espansione

politica e commerciale

dei

vercellesi.

 

"A

Mazzè

la strata que vadit

ab

Yporegia

versus

Romanum

et

Strambinum

usque in

Pontem Copacij

metteva capo al

Pontem Copacij

ossia

al pontem de

Mazario

qui est contructus

super

fluvium

Duire "

 

Per quanto concerne invece l’appellativo di

Merenda Lunga

il Serra

conferma

che questo toponimo

deriva

dall’abitudine dei

pellegrini

di sostare in quel luogo

consumandovi parimenti

una merenda

più o meno lunga

secondo la sollecitudine

dei gabellieri del

Conte

nel farli transitare.


Noi

iniziata la discesa verso

via S.Michele

 

senz’altro

noteremo che la

strada

è selciata con grandi pietre

e le pareti

sono formate da

enormi massi.

 

E' la testimonianza

che in antico

questa non era una comune strada di campagna

ma una via con funzioni ben diverse.

 

Arrivati in

Via S.Michele

sarà agevole

tornare al luogo

dove avete

parcheggiato la vettura.

 

Va segnalato che

la strada della Motta

transitante dal

cimitero di Mazz

  dal

Fort

da

Merenda Lunga

per congiungersi alla strada provinciale

Candia -Vische

 

nei pressi del ristorante

"La Barcaccia"

nell'agosto del

2002

in seguito a

violenti temporali

stata in parte

dissestata

e sono venuti alla luce

tratti di strada medievale  

 

 


 

 

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