Gianmario Quagliotto: Solstizio d'estate, 2016 grafite su carta

 

 

Nel marzo del 1988 veniva effettuato lo svasamento del bacino artificiale della Dora Baltea, a monte della diga di Mazzè. Presso la palificata, in Regione Benne, sulla riva destra, la sponda del fiume risultava rafforzata da una sorta di sperone a scarpata, costituito da grosse pietre sovrapposte a secco. La struttura fu certamente realizzata allo scopo di limitare i danni derivati dall'erosione della corrente in una zona di ansa esterna, salvaguardando nel contempo l'integrità della strada campestre che costeggia il fiume. Nella struttura era inserito un enorme blocco di forma allungata, che già da vario tempo alcune persone del luogo avevano avuto modo di intravedere, completamente sommerso nell'acqua.

L'Associazione Culturale"Francesco Mondino", rappresentata dallo scrivente, informava la Sovrintendenza Archeologica del Piemonte che giudicava autentico ed interessante il reperto. Personalmente, sin dall'inizio ero incline ad interpretare il monolite come un menhir, databile ai primi tempi dell'età del bronzo, intorno al 1600 a.C. Stabilire la funzione dei menhir è compito non semplice. A tale proposito si suole parlare genericamente di funzioni sacrali non meglio determinate, oppure di segnacoli funerari, o di oscuri culti di antenati divinizzati, sovente si insiste sul valore simbolico della pietra dritta, che come emblema fallico ben si presterebbe ad accompagnare riti e cerimonie volti ad invocare fecondità. Esisteva tuttavia una diversa ipotesi interpretativa, secondo cui il megalite di Mazzè sarebbe potuto essere identificato con una stele funeraria dell'Età del Ferro.

Recuperato il blocco si provvedeva a rilevarne dimensioni e individuarne la composizione materiale.

Esso si presenta come una sorta di colonna, lunga cm.420 con sagoma lenticolare rastremata verso l'alto. La circonferenza alla base misura cm. 200, mentre alla sommità risulta di circa cm.100. Il peso stimato supera le due tonnellate e mezzo. La pietra è un blocco di gneiss, con presenza di mica, feldspati,quarzo; la composizione è caratteristica delle rocce di ambiente alpino nord-occidentale. Si convenne che l'ubicazione originaria della pietra non poteva essere quella del rinvenimento. Senza dubbio essa fu riusata come normalmente accade alle pietre antiche lavorate dall'uomo. I lavori di costruzione dell'invaso della diga di Mazzè iniziano nel 1921. Il masso si trova praticamente nelle vicinanze del cantiere, facile utilizzarlo nel modo più conveniente.

Dopo aver analizzato svariate ipotesi relative alla probabile ubicazione originaria del megalite, risulta essere probabile che esso si ergesse sulla cosidetta "Bicocca", un'altura prospicente la Dora, e che con il tempo potesse essere scivolato progressivamente fin sulla sponda del fiume. Tante tesi si formularono per sostenere tale ipotesi. La più convincente, poteva far supporre ad un abbattimento intenzionale del megalite, durante una fase storica di intensa cristianizzazione, in quanto simbolo evidente di antichi culti pagani. La pietra ora è collocata nel giardino di Piazza della Repubblica.

Primi dati sui monumenti protostorici del Canavese


Il monolite scoperto nel 1988 a Mazzè dall'Associazione "F.Mondino" rappresenta una delle più interessanti e spettacolari scoperte sulla protostoria piemontese e, pur nella sua assenza di un contesto archeologico di riferimento, consente un nuovo orientamento alla ricerca nel Piemonte nord-occidentale.

Descrizione -Aspetti tecnici.

A livello preliminare è opportuno segnalare che, sul piano terminologico, per il monolite di Mazzè, come per gli altri omologhi del Canavese, è senz'altro preferibile la definizione stele rispetto a quella impropria ed abusata di menhir. Quest'ultima denominazione, ricostruzione erudita del secolo scorso dal bretone men hir, "pietra lunga", è ormai divenuta canonica nell'archeologia preistorica per indicare quei monumenti megalitici formati da un unico blocco di pietra, grezzo o sommariamente sbozzato, infisso nel suolo verticalmente.

Il monolite di Mazzè, dunque, non dovrebbe essere definito menhir perché reca evidentissime tracce di accurata e meticolosa lavorazione: il calco realizzato ha permesso di verificare sulla superficie della replica, con passaggi a raso di colore nero , le tracce evidenti di una bocciardura generalizzata, cioè di una lavorazione sistematica determinata a realizzare compiutamente non solo una forma standard, ma anche una superficie sufficientemente liscia, seguita in alcune zone da una levigatura abbastanza accurata su tutta la superficie del monolite si colgono infatti larghe tracce a solco lunghe circa 15 cm. In media e larghe circa 3 cm., realizzate probabilmente più che con uno scalpello metallico, con un mazzuolo litico, di sufficiente durezza, grandezza e peso. Le creste tra le diverse tracce sono in molti casi abbattute, levigate o abrase. Importante è comunque sottolineare che il monolite non solo era rifinito, ma aveva anche una superficie principale, rimasta per fortuna contro terra all'interno della massicciata dell'invaso idroelettrico. Su questa si notano alcune piccole coppelle poco profonde e molto usurate. La presenza delle coppelle, realizzate con utensile litico, e la levigatura della superficie dimostrano che il monolite è da considerare più propriamente una stele monumentale, con una faccia principale incisa. Mancano ovviamente tracce qualsiasi di iscrizioni e, significatamente, segni di cristianizzazione o graffiti medioevali. Alcune tracce ancora percettibili di una linea di incrostazioni a circa 40 cm. dalla base permettono di definire l'originario interramento della stele: essa era dunque in piedi e doveva, nella sua collocazione originaria, avere un' importante struttura di ciottoli e massi di inzeppamento per garantirne la stabilità, certamente altrimenti precaria in nuda terra e con interramento così esiguo in rapporto all'altezza totale. La semplice analisi tecnica non fornisce comunque indicazioni univoche sul significato della stele d Mazzè, che può essere ipotizzabile per approssimazione solo in base a confronti; un richiamo al valore fallico e betilico della stele, anche se in generale sotteso a questa tipologia di monumenti , non sembra accentuato né dalla forma, né dalla presenza delle coppelle.

Giorgio Cavaglià

LAPIS LONGUS DI CHIVASSO

LAPIS LONGUS DI CHIVASSO

DIVISIONI AREALI DEL PIEMONTE NELL'ETA' DEL FERRO

RILIEVO COMPARATO DELLE STELI DI MAZZE' CHIVASSO LUGNACCO

("La stele megalitica di Mazzè" Contributi di G.Cavaglià, F.M.Gambari, P.Arzarello, C.Cigolini)