
Il
cavaliere era molto stanco, la sua armatura cominciava ad arrugginirsi e gli
cigolavano le giunture. Scese da cavallo per stiracchiarsi un po’ e ne
approfittò per dare uno sguardo intorno.
Lassù
sulla rupe il castello era enorme, un profondo fossato lo circondava e sul
fossato una tetra nebbiolina disorientava i passanti. Aveva altissime torri e su
ognuna sventolava una bandiera.
Il
sole stava tramontando dietro le montagne quando il cavaliere giunse davanti al
ponte levatoio, il quale stranamente era abbassato.
Egli
entrò nel castello pensando di trovare un posto per dormire.
Ad
un tratto sentì un fragore e, mentre si girava, gli apparve un’ombra che
subito scomparve.
Il
Cavaliere decise, allora, di esplorare le stanze che si trovavano lungo il
corridoio.
Entrò
nella prima: era buia e silenziosa, un raggio di luce filtrò da una stretta
finestra; proprio lì vicino ondeggiava il fantasma del Mago Blu.
Una
voce parlò :”Non spaventarti, non voglio farti del male !”.
Il Cavaliere sobbalzò e subito estrasse la spada, ma non fu necessario combattere, perché in realtà il fantasma non era lì per terrorizzarlo, bensì per chiedergli aiuto.
Il
castello era sotto il maleficio di una strega cattiva che aveva alterato il
tempo facendo trascorrere, in pochi
giorni, centinaia di anni. Perciò tutti gli abitanti erano morti e si erano
trasformati in fantasmi.
Solo
un cavaliere coraggioso avrebbe potuto cancellare l’incantesimo ed era lui il
prescelto.
Egli
balzò sul suo fedele destriero e si inoltrò nella cupa foresta alla ricerca
della fonte magica la cui acqua, spruzzata sul fantasma del Mago Blu, avrebbe
rotto l’incantesimo.
In
realtà il Cavaliere Ferruginoso aveva un po’ paura… gli alberi della
foresta erano minacciosi, i rami nodosi si stendevano al suo passaggio come se
volessero ghermirlo.
“Le
regole della Cavalleria mi impongono di continuare” disse tra sé e sé, quasi
per farsi coraggio.
E
tra un rovo spinoso e l’altro giunse finalmente in una radura, al centro della
quale il Cavaliere vide Bignè, la grassa fata custode della fonte. Al posto
della solita bacchetta la paffuta fata aveva tra le mani un enorme mattarello,
con il quale compiva le sue magie.
Subito
si dichiarò disposta ad aiutare il cavaliere.
Infatti,
in men che non si dica, Bignè ed il nostro eroe, armati di un grande secchio,
raggiunsero il castello e…fecero una bella doccia al fantasma del Mago.
Improvvisamente
l’incantesimo svanì e, bene o male la vita nel castello riprese.
La
fata Bignè fu molto contenta.
Per fortuna tutto era finito bene…del resto, è proprio per questo che esistono le fate e gli eroi. Le prime risolvono, con una magia, tutti i problemi…che forse i secondi si vanno a cercare!!