3 GRUPPO

 

 

Il cavaliere era molto stanco, la sua armatura cominciava ad arrugginirsi e gli cigolavano le giunture. Scese da cavallo per stiracchiarsi un po’ e ne approfittò per dare uno sguardo intorno.

Lassù sulla rupe il castello era enorme, un profondo fossato lo circondava e sul fossato una tetra nebbiolina disorientava i passanti. Aveva altissime torri e su ognuna sventolava una bandiera.

Il sole stava tramontando dietro le montagne quando il cavaliere giunse davanti al ponte levatoio, il quale stranamente era abbassato.

Egli entrò nel castello pensando di trovare un posto per dormire.

Ad un tratto sentì un fragore e, mentre si girava, gli apparve un’ombra che subito scomparve.

Il Cavaliere decise, allora, di esplorare le stanze che si trovavano lungo il corridoio.

Entrò nella prima: era buia e silenziosa, un raggio di luce filtrò da una stretta finestra; proprio lì vicino ondeggiava il fantasma del Mago Blu.

Una voce parlò :”Non spaventarti, non voglio farti del male !”.

Il Cavaliere sobbalzò e subito estrasse la spada, ma non fu necessario combattere, perché in realtà il fantasma non era lì per terrorizzarlo, bensì per chiedergli aiuto.

Il castello era sotto il maleficio di una strega cattiva che aveva alterato il tempo facendo trascorrere,  in pochi giorni, centinaia di anni. Perciò tutti gli abitanti erano morti e si erano trasformati in fantasmi.

Solo un cavaliere coraggioso avrebbe potuto cancellare l’incantesimo ed era lui il prescelto.

Egli balzò sul suo fedele destriero e si inoltrò nella cupa foresta alla ricerca della fonte magica la cui acqua, spruzzata sul fantasma del Mago Blu, avrebbe rotto l’incantesimo.

In realtà il Cavaliere Ferruginoso aveva un po’ paura… gli alberi della foresta erano minacciosi, i rami nodosi si stendevano al suo passaggio come se volessero ghermirlo.

“Le regole della Cavalleria mi impongono di continuare” disse tra sé e sé, quasi per farsi coraggio.

E tra un rovo spinoso e l’altro giunse finalmente in una radura, al centro della quale il Cavaliere vide Bignè, la grassa fata custode della fonte. Al posto della solita bacchetta la paffuta fata aveva tra le mani un enorme mattarello, con il quale compiva le sue magie.

Subito si dichiarò disposta ad aiutare il cavaliere.

Infatti, in men che non si dica, Bignè ed il nostro eroe, armati di un grande secchio, raggiunsero il castello e…fecero una bella doccia al fantasma del Mago.

Improvvisamente l’incantesimo svanì e, bene o male la vita nel castello riprese.  

La fata Bignè fu molto contenta.

Per fortuna tutto era finito bene…del resto, è proprio per questo che esistono le fate e gli eroi. Le prime risolvono, con una magia, tutti i problemi…che forse i secondi si vanno a cercare!!