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ANTEFATTO Nel 2004, il Consiglio d’Europa ha dichiarato la Via Francigena, al pari dello spagnolo Camino di Santiago, “Grande itinerario culturale europeo”, ribadendo quando affermato da Goethe più di due secoli prima, ovvero che la coscienza dell’Europa e nata sulle vie del pellegrini, favorendo l’interazione tra le varie culture e creando una base comune alla gente che popola il nostro continente.
una associazione, divenuta, dopo la dichiarazione del Consiglio d’Europa, “Associazione Europea delle vie Francigene”, oggi comprendente tutte le 86 città situate lungo i 1600 chilometri tra Roma e Canterbury.
alla quantità di persone che, pur in un contesto abbastanza diverso almeno per quanto riguarda l’Italia, paese storicamente molto frammentato, percorre annualmente il Camino di Santiago, non credo ci siano dubbi che ad essa debba essere attribuita anche una rilevanza economica. A tal fine in questi ultimi tempi, in Piemonte si è cercato di determinare quale fosse il percorso dei pellegrini per segnalarlo ed attrezzarlo ad uso degli emuli moderni, ma, ad esclusione della Provincia di Vercelli, con scarsi risultati, forse più che altro dovuti alla mancanza di ostelli a prezzi accessibili.
il nostro territorio è quanto intrapreso nei dintorni di Ivrea dalla Associazione Serra Morena, per indicare l’itinerario che, abbandonata la Via Ployba (Via pubblica romana) percorreva la Serra a mezza costa, innestandosi sulla viabilità antica a Borgofranco da un lato ed a Alice Catello dall’altro.
delle zone di loro pertinenza, pur plaudendo all’ iniziativa eporediese e ribadendo che quando argomentato ha unicamente lo scopo di completare il quadro delle vie Romee transitanti in Piemonte, intendono invece proporre un itinerario diverso, al quale forse sino ad ora non si era dato il credito che meritava.
una variante dell’itinerario di Sigerico, è nata casualmente da contatti avuti delle Associazioni Mattiaca e F. Mondino di Mazzè, con la Associazione Amici della Via Francigena di Vercelli, sfociati nella decisione di ripetere in Canavese quanto realizzato in quella provincia. singoli appassionati presenti nei paesi posti lungo l’itinerario, in modo da creare una rete di interessi di natura culturale che supportasse l’iniziativa, trovando sempre buona accoglienza, tanto che si è deciso di procedere alla realizzazione del progetto. Curiosamente, il fatto che l’itinerario si snodasse in due province diverse non ha creato ostacoli, anzi al contrario è stato generalmente considerato come il riannodarsi di legami antichi forse andati un disuso, ma ancora vivi nella memoria della gente
Associazioni culturali F. Mondino e Mattiaca
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