Il conte Eugenio Brunetta d'Usseaux

 

Profilo del personaggio

 

Il conte Eugenio Brunetta d’Usseaux, deve essere considerato come il vero fondatore del movimento olimpico in Italia. Anche se venne preceduto nel tempo dal conte Ferdinando Lucchesi Palli, e dal Duca Riccardo d’Andria Carafa, i due nobili napoletani, che non hanno praticamente lasciato traccia del loro passaggio. L’assunto, trova piena conferma dall’esame della storia sportiva del nostro paese, per il periodo a cavallo dei due secoli. Eugenio Brunetta d’Usseaux è però figura praticamente sconosciuta all’interno dell’universo sportivo italiano: che pure ha sempre tenuto a conservare con grande rispetto le proprie memorie.

Brunetta fu importante riferimento per il Comitato Olimpico Internazionale e per undici anni (tra cui quelli tragici della grande guerra) ne fu segretario generale. Quando De Coubertin, nel 1915 sentì il dovere di arruolarsi, affidò la conduzione del CIO al barone Godefroy de Blonay e a “ notre cher secrétaire le Comte Brunetta d’Usseaux” nota 1(circolare senza data presumibilmente redatta tra dicembre 1915 e gennaio 1916) di Pierre De Coubertin per annunciare la rinuncia temporanea alla carica di presidente del CIO durante la grande guerra ( cfr. CIO, ”Un siecle du Comité International Olypique”, vol I pag.141 )

 

Ma chi era il Conte Brunetta? Il suo nome non figura in nessuna delle enciclopedie italiane, meno che meno in quelle dello sport, tanto da ingenerare il sospetto che sia stata questa, una dimenticanza non casuale. Che la dimensione del personaggio non avrebbe meritato.

Personalità complessa, uomo di raffinata cultura, collezionista, bibliofilo, appassionato d’arte, carattere brusco ed irascibile, fisico atticciato, statura mediocre, radi capelli biondastri, severi baffi scuri, disponeva di una grande fortuna economica che utilizzò per aprire la sua casa alla più esclusiva aristocrazia parigina.

Si muoveva sul rutilante palcoscenico europeo d’inizio secolo ed appariva un gigante a fronte della dimensione degli sportivi italiani del tempo i quali non lo amarono, lo temettero, lo guardarono con sospetto, tramarono sovente contro di lui. E alla fine lo dimenticarono. Strano destino, quello del Conte. Sognava riconoscimenti per la sua opera a favore dello sport italiano: ricevette dispetti, umiliazioni, rifiuti, tradimenti. Una volta, parlando della sua opera, usò per sé l’espressione antica ma appropriata di” Nemo propheta in Patria”.

Piemontese, come piemontesi furono Montù e Giulio Onesti che fecero grande il CONI, nato nel 1857-in piena epopea risorgimentale, quando l’unità italiana era ancora un disegno di casa Savoia-, come tutta la nobiltà subalpina, il Conte Eugenio aveva sguardi ed interessi culturali rivolti alla Francia.

E come per molti rampolli delle più illustri famiglie sabaude del tempo, la sua educazione si impregnò della cultura francese. D’altra parte lo stesso cognome denunciava come transalpina l’origine della sua famiglia, una stirpe che legò con un lungo filo rosso sangue le nostre guerre d’indipendenza. Non sono note le circostanze che legarono il Conte Brunetta d’Usseaux di profonda e devota amicizia al Barone Pierre De Coubertin, del quale divenne stretto e fidato collaboratore

Tracce di questo legame si trovano già nel 1889 (nota: Il 31 gennaio 1889 venne fondata l’Union Française des Sociétés de sports athlétiques della quale De Coubertin divenne segretario generale. Il suo primo atto fu l’organizzazione di un congresso degli Esercizi Fisici nel quadro dell’Esposizione che si tenne a Parigi. Nel corso dei lavori furono dedicate cinque sessioni ai “Pedestrian sports” (In Italia non era stato ancora adottato il termine “ podismo”, nda), all’equitazione, all’allenamento e al tiro, al canottaggio e al nuoto.

Il Conte Brunetta d’Usseaux, a Parigi come rappresentante del Governo Italiano all’Esposizione, prese parte al Congresso. Fu presente in particolare alla cerimonia di consegna dei premi, tenuta il 30 giugno 1889 alla Sorbona. (cfr. CIO, “Un siècle du Comité International Olympique”, Vol.I, pag 30).

Mentre a far data dal 1897-dal secondo congresso olimpico tenuto a Le Havre nel luglio di quell’anno-, il quarantenne conte Eugenio, già vedovo, venne accolto nel CIO ed, in tale veste, sollecitato più tardi alla costituzione dei Comitati Italiani per la partecipazione alle Olimpiadi.

Questa carica e quella ben più importante di Segretario generale del CIO, incarico che assunse nell’agosto del 1908, il Conte Eugenio la resse ininterrottamente fino all’inizio del 1919, anno della sua morte. Se delle sue opere poco si conosce, della sua vita sono molto rare le cronache che ne parlarono. La stessa “Gazzetta dello sport”, che pubblicava volentieri le sue note e le sue lettere, ne tracciò un profilo dai contorni molto sfumati.

(“Dimorando la più parte dell’anno a Parigi, divide col barone De Coubertin il compito non lieve di seguire le Olimpiadi Internazionali che emanano dal Comitato Internazionale Olimpico, il quale ha appunto la sua sede a Parigi.

Commissario per l’Italia in seno al Comitato stesso, porta quel coefficiente di attività che fa di noi italiani il più simpatico popolo, e riflesso di quell’attività e l’orgoglio per una gioventù italiana forte è il sentito amore patrio che il conte Brunetta scende a respirare nei brevi intervalli di riposo al suo castello di Mazzè a Caluso (Piemonte).”). (Cfr.”La Gazzetta dello Sport” 8 giugno 1908)

Brunetta non rivestì incarico alcuno nelle federazioni italiane del tempo, né ebbe ruoli diretti nella costituzione del Comitato Olimpico Nazionale italiano, nato nel giugno 1914 per iniziativa dell’energico generale Carlo Montù. Di questo progetto fu però ispiratore autentico e dimenticato e lo favorì, gettandone per primo le basi.

Poco conosciamo dei suoi studi, che si può supporre seguissero un indirizzo classico. Svolse qualche attività sportiva che non dovette andare oltre gli esercizi abituali alla gioventù ricca dell’ottocento. Fu appassionato di canottaggio che della Torino attorno al 1880 fece la sua ruggente capitale mondiale.

Nei confronti con l’Italia sportiva del tempo ebbe il merito d’aver gettato per primo il seme dell’ideale Olimpico. Suo il tentativo, abortito, di portare nel 1908 i Giochi Olimpici nella Città Eterna. In questo sogno trovò un alleato fedele in Fortunato Ballerini, segretario della”Federazione Ginnastica”, altra figura di grande rilievo dello sport a cavallo dei due secoli e che fu l’unico in Italia ad assecondarne la missione. 

Brunetta si adoperò poi con energia per favorire la costituzione dei Comitati Italiani ai Giochi Olimpici di Londra (1908) e di Stoccolma (1912), contribuendovi con elargizioni personali e premi.

Non volle figurare in prima persona in questi comitati alla cui presidenza propose e designò l’anziano marchese Carlo Compans de Brichanteau, anch’egli piemontese, un politico che godeva di una certa autorità, ma che non sempre seppe (o volle) adoperarla a vantaggio dello sport italiano, e che tradì più volte la fiducia in lui riposta.

Quando il sessantaduenne conte Eugenio, dopo la Grande Guerra, uscì dal mondo dei vivi, lo fece in punta di piedi: ormai nessuno si ricordava più di lui. E la sua opera venne rapidamente dimenticata.