Il conte Eugenio Brunetta d'Usseaux

 

La famiglia

Il matrimonio

 

La figura del conte Eugenio Brunetta d’Usseaux non può essere tratteggiata in maniera esaustiva e corretta se non rifacendosi all’ambiente in cui egli visse e nel quale le sue qualità personali ebbero modo di svilupparsi. Appare quindi evidente la necessità di risalire alle origini della sua famiglia.

Traiamo in gran parte le informazioni che seguono da uno studio originale di Franco Carminati che ha svolto approfondite ricerche sul personaggio. Attraverso una paziente ricostruzione che lo ha portato a visitare archivi storici nazionali, biblioteche civiche, registri immobiliari, archivi notarili, musei, raccolte private e che ha finalmente permesso di riportare in luce elementi della famiglia e della vita del conte Brunetta, finora totalmente ignorati.

La famiglia, che si radicò a Pinerolo, si riscontra iscritta nei registri nella aristocrazia piemontese sin dalla prima metà del settecento. I suoi esponenti maschi offrirono un grande contributo di valore e di sangue all’indipendenza italiana. Come scrisse il senatore Giovanni Faldella in occasione dell’inaugurazione del monumento eretto dal conte Eugenio a Borgo Vercelli, a ricordo del valore degli avi.

E’ doveroso unire sullo stesso altare della riconoscenza storica i fratelli Cairoli, cavalieri, Baiardi della democrazia italiana, ai Brunetta d’Usseaux, che usciti dal patriziato piemontese combatterono con eguale benemerenza per la libertà popolare, per l’indipendenza e per l’unità d’Italia (cfr. Giovanni Faldella, “I Brunetta d’Usseaux”, in “Nuova Antologia”, n.764,16 ottobre.

1903, pagg.604-613).

Albero genealogico

L’albero genealogico dei Brunetta affonda le sue più profonde radici nell’alto medioevo, originaria com’era della regione termale di Auvergne, nel massiccio centrale francese. In questa zona, in italiano nota come Alvernia ed il cui il centro principale è oggi Clermont-Ferrand, si trovano tracce di Brun e Brunet sin dal XII secolo. Gli esponenti di queste famiglie occuparono in quella provincia, importanti incarichi pubblici.

 

Il primogenito di questa ricca progenie Bartolomeo (Barthélemy) Brunetta fu sindaco di Pinerolo nel 1699, quindi maggiore di Villafranca poi Governatore di Nizza (1704), di Mondovì nel 1706 (anno dell’assedio francese a Torino) ed ancor prefetto di Pinerolo (1710) e di Chevasco (1719).

Il 25 luglio 1702 egli prese in moglie Anna Maria Marsilia dalla quale, tra il 1704 ed il 1715, ebbe otto figli. Bartolomeo gettò le basi della famiglia, ingrandendo la casa di Pinerolo, la stessa in cui aveva abitato suo padre

Essa era pervenuta ai Brunetta nel XVII secolo per acquisto dai Buticaris e con la stessa anche i diritti sulla Cappella del Rosario in San Donato ) e che apparteneva alla famiglia sin dal XV secolo, annessa alla quale c’era la Cappella mortuaria della chiesa di San Donato, Cattedrale della città. La cappella, detta del Rosario, dovette poi essere abbandonata quale luogo di sepoltura dei membri della famiglia e, a seguito della legge del 1862, i resti mortali degli antenati traslati alla Pieve di Scalenghe. Da dove le tracce del divenire delle generazioni dei Brunetta si perdono nelle nebbie del tempo. Bartolomeo, che fu anche colonnello del reggimento di fanteria Piemonte, è ricordato per le sue virtù guerresche e sotto Carlo Emanuele di Savoia si distinse nella battaglia dell’Olmo, combattuta presso Cuneo il 30 settembre 1744.

Il primo figlio di Bartolomeo, Giovanni Battista (Jean-Baptiste), nacque l’11 aprile 1704. Avvocato, nella sua lunga carriera pubblica, ricoprì svariati incarichi amministrativi e scolastici comunali e governativi: presiedette tra l’altro il Sovrano Consiglio di Pinerolo (precisamente fu sindaco nel 1734,1739, 1748, 1754 e 1776. Inoltre riformatere scude nel 1738 e 1740.)

Negli anni dal 1734 al 1776. Il 13 febbraio 1747 sposò Maria Teresa (Marie Thérèse ) Bochiardi di San Vitale, figli del conte Emanuele, ed acquistò nel 1734 il feudo di Usseaux dal quale deriva il titolo cornitale della famiglia (cfr. “patenti del 2 marzo 1734”. Titolo trasmissibile agli eredi maschi della famiglia. (ACS Torino, Inventario patenti anni 1717-1801, vol. 11, foglio 14. pag. reg. 427).

Il pietroso e modesto dirupo denominato d’Usseaux, posto nella valle del Chisone, si trova ad una settantina di chilometri ad ovest di Pinerolo. Secondo altre fonti sarebbe stato il padre Bartolomeo ad acquisire il feudo.

Giovanni Battista, primo conte d’Usseaux, morì il 16 settembre 1782 lasciando 12 figli. Di questi il primogenito, Emanuele Giuseppe Ignazio (Emmanuel-Joseph-Ignace), nato il 20 luglio 1749, sposò la nobile damigella di Cardonat e morì il 24 febbraio 1784. Non s’è trovata traccia significativa della sua vita ( salvo la notazione che lo riguarda quale sindaco della città nel 1782 ), e non è pertanto noto quale attività svolse e in che modo operò. Tra i suoi figli il conte Maria Enrico Luigi Stanislao (Marie-Henri-Louis-Stanislas), nato il 13 novembre 1779, che fu colonnello del reggimento Roussilon, visse a Pinerolo dove nacquero tutti i suoi 14 figli ( cfr. Albero genealogico della famiglia Brunetta d’Usseaux.).

Il terzo conte d’Usseaux li ebbe da due mogli. Si sposò infatti una prima volta con la contessa Maria Anna Gabriella di Roero e Monbarone e da questa unione ebbe due figli che iniziarono la tradizione militare della famiglia: il primo, Federico (Federico (1804-1879): maggiore del 18° reggimento di fanteria Brigata Acqui, fece la Campagna 1848-49 e fu ferito a Santa Lucia.), che fu maggiore dell’esercito Sabaudo nel 18° fanteria, venne alla luce il 30 gennaio 1804; l’altro, Alessandro (Alessandro (1808-1858): capitano del 12° reggimento di fanteria, Brigata Casale, fece la Campagna del 1848.), che fu capitano del 12° fanteria, nacque il 20 settembre 1808. Dopo la morte della prima moglie, il conte Stanislao si risposò il 15 settembre 1810 con Maria Cristina Enrichetta (Marie-Christine-Henriette) dei Cotti di Brusasco ed Alice ( Il conte Cotti di Brusasco con la cui famiglia i Brunetta si imparentarono, fu legato del re Vittorio Emanuele I a Pietroburgo all’inizio del XIX secolo: potrebbe essere una traccia per spiegare il matrimonio del conte Eugenio con Caterina di Zeyffart, nata appunto a Pietroburgo), nobile famiglia che servì i Savoia sia sul fronte militare che sul piano diplomatico.

Da questo nuovo matrimonio la tradizionale prolificità dei Brunetta se n’ebbe un notevole incremento: nacquero infatti altri 12 figli. Il primo dei quali, Carlo Augusto Enrico Maria (Carlo Augusto Brunetta d’Usseaux (1811-1863): Gran Croce dei Santi Maurizio e Lazzaro. Tenente generale della Legion d’Onore.

Capitano dei Carabinieri, partecipò alla carica di Pastrengo del 30 aprile 1848. Passato nel Savoia Cavalleria, fece tutte le Campagne per l’indipendenza d’Italia del 1848-49, combattendo nella ritirata di Valeggio e a Custoza, e nel 1859. Invitato a reprimere il brigantaggio nel meridione, comandò la piazza di Catanzaro.), venuto alla luce il 18 luglio 1811 e morto nel 1863, fu il padre del conte Eugenio. La famiglia si arricchì così via via con la nascita di Maria Gabriella (1812); Carlotta Arcangela (1814); Maria Luigia (1815); Edoardo (Edoardo Brunetta d’Usseaux più volte rappresentato come Odoardo (1816-1859): ferito a Governalo (1848), ebbe due medaglie d’argento al V.M. a Somma Campagna e a Volta. Luogotenente di cavalleria, detto “Sciancafer” (spezzaferro) per le sue imprese nelle Guerre di Indipendenza, morì per una ferita di lancia al costato sinistro durante uno scontro con un reparto di Ulani.

Alla sua figura si ispirò Alexandre Dumas (1802-1870) per il personaggio di ”Brise-fer” nel suo romanzo storico “Page de Savoie”. (Cfr. “Archives de la Société des Collectionneurs d’Ex Libris, et de Reliures Historiques”, aprile 1907, pag.52 e segg. , Biblioteca Civica di Pinerolo). (1816), luogotenente del ” Genova Cavalleria ” e Capitano “Nizza Cavalleria”, pluridecorato, morì nella battaglia di Borgovercelli;

Teresa (1818); Annibale Luigi (1819); Francesco (Francesco Brunetta d’Usseaux (1821-1895): ferito a Governalo, medaglia d’argento al V.M guadagnata nello scontro di Volta (1848).) (1821) Luogotenente del “ Genova Cavalleria” e colonnello del reggimento Firenze, quindi luogotenente generale ancora del “Genova”, pluridecorato e d insignito di vari ordini militari; Giovanni Battista Alberto Felice ( Felice Brunetta d’Usseaux ( 1824-1886): tenente nel “Piemonte Cavalleria” , ferito durante la carica alle porte di Milano (4 agosto 1848). Passato nei Cavalleggeri di Monferrato, fece la Campagna del 1859 guadagnando la medaglia d’argento al V.M. a San Marino.). (1824); Adelaide Luigia (1825); Ernesta Claudia Angelica (1827); Pietro Antonio (Pietro Brunetta d’Usseaux: colonnello dei Bersaglieri, combattè a Novara (1849), partecipò alla spedizione in Crimea (1855-56), guadagnò due medaglie d’argento al V.M., a Palestro (1859) e ad Ancona (1860). Nel 1866 ebbe la medaglia d’oro al V.M. durante la rivolta di Palermo “(…) Sotto le gialle assise di Genova Cavalleria riconosco con piacere il conte Leopoldo Pullè, letterato patriottico imparentato coi Brunetta .Trovo infine il conte Eugenio Brunetta cui si deve l’idea della cerimonia, i parenti e i discendenti dei nobili festeggiati, i quali vestono la divisa militare-anche quella di semplice volontario di cavalleria come il contino Gustavo figlio di Eugenio.

Ma specialmente si resta ammirati innanzi al generale Pietro. Si vede subito che l’eroe della festa, dopo il defunto Odoardo, sarà lui, l’eroe vivente. (…)”. (Cfr. articolo di Vittorio Turletti,

“La commemorazione dei Brunetta d’Usseaux a Borgovercelli”, n.22, 31 maggio 1908, pagg.432-436). (1831). I figli del conte Stanislao, sia di primo che di secondo letto, seguirono tutti la carriera militare e si distinsero con coraggio ed eroismo nelle guerre di Indipendenza. Una stirpe di guerrieri alla cui memoria il conte Eugenio, che fu sempre orgoglioso custode di questa origine ed a cui si richiamò sovente, dedicò un monumento che venne inaugurato a Borgo Vercelli il 22 maggio 1903 con l’intervento del Conte di Torino (Vittorio Emanuele, Conte di Torino (1870-1946), era figlio di Amedeo Ferdinando Maria e fratello del Duca degli Abruzzi. Alla cerimonia di inaugurazione del monumento ai Brunetta intervenne in rappresentanza di suo cugino, Re Vittorio Emanuele III. Della stirpe guerresca dei Brunetta e delle loro gesta testimoniò in quell’occasione, con eccesso di lirismo, il senatore Faldella nel suo discorso celebrativo (Cfr. Giovanni Faldella , “I Brunetta d’Usseaux”, in “Nuova Antologia”, n.764, 16 ottobre 1903, pagg.604-613.) (…) Per la numerosa loro fratellanza militare i Brunetta d’Usseaux vanno innanzi ai corregionali Balbo, La Marmora, Azeglio e Cavour. (…) Il Conte Carlo Augusto comanda il primo squadrone di Carabinieri Reali, guardia d’onore, corazza vivente al cuore del Re. (…)

E’ noto con quale amara voluttà Re Carlo Alberto cercasse la morte in battaglia: onde i rigidi squadroni di gendarmi si tramutano in nuvola volante alla sua difesa.

Quindi l’eroica carica di Pastrengo; e la diuturna salvezza di Santa Lucia, nella cui lunga, combattuta giornata pugnarono tutti e sette i fratelli; e così ad uno con il Conte Carlo Augusto, capitano dei Carabinieri; il primogenito Conte Federico, Capitano di fanteria nella Brigata Acqui, promosso maggiore sul campo; il cavaliere Alessandro della Brigata Casale, promosso sul campo di tenente a capitano, già manesco in pace, immaginiamoci in guerra !…. e poi il cavaliere Francesco, luogotenente ed eroe di Genova Cavalleria al pari del cavaliere Edoardo, che sarà eroe e martire a Borgo Vercelli; e poi ancora il cavaliere Felice, sottotenente in Piemonte Reale, soprannominato Sciancafer, Spaccaferro, degno per la sua virile bellezza di venire ritratto da Alessandro Dumas padre nell’ariostesco romanzo di storia sabauda col titolo di paggio del duca di Savoia e con il proprio nomignolo di Brise-Fer; infine il più giovane dei fratelli, il sedicenne cavaliere Pietro, l’unico superstite di loro, che avemmo l’onore di salutare presente all’inaugurazione del monumento. (…).

Il piccolo monumento marmoreo, un cippo a forma di piramide tronca, che ancora oggi esiste a Borgo Vercelli, fu realizzato da Luigi Gariboldi, un giovane scultore al suo primo lavoro. Reca due iscrizioni bronzee, dettate da Franco Italo Bosio, amico del conte Eugenio ed amministratore dei suoi beni a Mazzè.

(…)” Ma torniamo alla nostra ricostruzione genealogica. Il conte Carlo Augusto (Charles-Auguste-Henri-Marie), primo dei dodici fratelli d’Usseaux ebbe una vita tanto travagliata quanto intensa, contrappuntata pur essa da due matrimoni. In prime nozze sposò la contessa Teresa (Thérèse) Reynaud dalla quale ebbe due figli, entrambi nati a Torino: Enrico Augusto, che vide la luce nel 1840, e Carlo Alberto che nacque nel 1843. I due ragazzi, fratellastri del conte Eugenio, scamparono fortunosamente alla sciagura che si abbattè nel 1855 sulla famiglia, decimata da un pranzo a base di funghi. Di sei avvelenati, si salvarono soltanto i due ragazzi. Tra le vittime ci fu la moglie del conte Carlo Augusto, il quale era assente in quel momento dalla residenza di campagna della famiglia, la villa della Sibilla a Pieve di Scalenghe che fu teatro della tragedia. Anche i due ragazzi intrapresero a tempo debito la carriera militare: Enrico combattè con i Cavalleggeri di “Novara” nelle campagne del 1859-60 ed ebbe una medaglia d’argento al V.M. nel 1866 a Custoza; Carlo la sua medaglia d’argento la conquistò nel 1870 alla presa di Roma. La vedovanza di Carlo Augusto durò poco più di un anno. Il 17 novembre 1856 si risposò con la giovane Carolina Teresa (Caroline-Thérèse-Marie) Mattone di Benevelli, nata a Cuneo il 2 gennaio 1833, figlia di Carlo Giuseppe Eugenio (Charles-Joseph-Eugène) conte Mattone di Benevello, che fu presidente della Corte di Cassazione del Piemonte, e di Luisa Giuseppina Marianna (Louise-Joséphine-Marianne) di Montiglio d’Ottiglio e Villanova.

Da quest’unione nacque a Vercelli, il 14 dicembre 1857, il conte Eugenio Giulio Maria (Eugène-Jules-Marie) Brunetta d’Usseaux, primo segretario generale del CIO. Nei pochi anni di quest’unione (Carlo Augusto morì nel 1863, quando il conte Eugenio aveva appena 6 anni) vide la luce anche una bambina, Ida , che nacque a Pinerolo nel giorno di Natale del 1862 e morì a Torino il 20 maggio 1877, non ancora quindicenne.

Con la scomparsa del capofamiglia, le condizioni economiche si fecero più modeste e consigliarono la madre ad intervenire a tutela dei figli minori con una insinuazione giudiziale che consentisse loro di beneficiare dell’eredità paterna, della quale si disfecero assai presto ricavandone i mezzi per una piccola rendita (“ Il conte Enrico Massa di San Biagio, curatore speciale del minore conte Eugenio, e Carolina Mattone vendono tutti i beni di Scalenghe per contro di Eugenio e Ida ad essi pervenuti per atto di divisioni beni paterni del 30 maggio 1866, ottenuti in seguito ad insinuazione della madre dopo la morte del marito conte Carlo Augusto “, (Cfr. Uffici Registri Immobiliari Pinerolo, Rep.805, Atto Ghillia, 9 ottobre 1876). In quegli anni la contessa

Di certo , fu l’unico della famiglia non intraprendere la carriera militare( che invece venne seguita dal suo primogenito Gustavo). Risale probabilmente a quel tempo il suo interesse per il canottaggio che venne tenuto a battesimo in Italia proprio a Torino.

Le acque del Po, nei pressi dello scomparso ponte in ferro Maria Teresa di Lorena che collegava all’epoca il Viale dei Platani (l’odierno corso Vittorio Emanuele II) coi borghi dell’Oltre Po, erano teatro delle prime regate che portarono nel 1888 alla nascita del “Rowing Club Italiano”. Del quale il conte Eugenio fu esponente di spicco, se è vero che era il Presidente della Sezione Verbana ( si deriva dall’opuscolo a firma di Eugenio Brunetta d’Usseaux sui Convogli Ospedali Fluviali, per la Croce Rossa pubblicato nel 1891.

Nel 1889 aveva contribuito alla organizzazione della Edizione Inaugurale dei Campionati Nazionali di Canottaggio disputati in settembre a Stresa. Aveva per questo avvenimento steso il regolamento delle competizioni, in collaborazione con il marchese D.Arborio di Gattinara. ( Cfr.”Programma delle regate”, Sezione Verbano del R.C.I. a Stresa, 14-16 settembre 1889.

Nel castello di Mazzè se ne conserva una copia con annotazioni di mano del conte Brunetta d’Usseaux.)

La vera svolta nella vita del conte Brunetta avvenne con il matrimonio con Caterina di Zeyffart, contratto a Nizza il 27 gennaio 1882.

La giovane, nata a San Pietroburgo il 26 maggio 1862 ( data desunta dalla pietra tombale nel Mausoleo di famiglia nel Cimitero di Pinerolo, eretto nel 1898.), era figlia del Boiardo Pyotr, Capitano degli Ussari dello Zar, e della contessa Yelena (Hélène) di Sinelnikov, figlia dell’ultimo Atamano dei liberi Cosacchi del Dnieper.

Sul come e perchè i due giovani nobili si fossero incontrati si può procedere soltanto per induzioni. Forse per la parentela dei Brunetta con i Cotti di Brusasco che vantavano relazioni con la corte zarista di Nicola I, forse per una conoscenza casuale avvenuta sulla Costa Azzurra, luogo privilegiato di vacanze della nobiltà russa che il conte frequentava con il suo yacht.

 

Forse in un pomeriggio alle corse dei cavalli o durante una partita a tennis. Dopo il matrimonio la coppia andò a vivere a Torino. Fu la loro una unione felice, pur se breve, allietata dalla nascita di quattro figli, Gustavo, Sergio, Nadedja e Lotario.

“Malgré sa naissance à Vercelli “Piémont” nous ne pouvons pas considérer le comte Brunetta d’Usseaux comme un étranger, Résidant une grande partie de l’année en France, il est une des personnalités parisiennes les plus connues e les plus appréciés“. ”. (Cfr. “Archives de la Société des Collectionneurs d’Ex-Libris, et de Reliures Historiques Antiques”, Anno 15, aprile 1907 (Biblioteca Civica, Pinerolo). Questa era la considerazione di cui Brunetta godeva nella Parigi d’inizio secolo, la città che era la capitale del mondo. Vi s’era recato con un incarico ufficiale nel 1889 quando, delegato dal Governo Italiano, aveva presenziato alla Esposizione Universale i cui visitatori sgranavano sbigottiti agli occhi davanti ai 300 metri della Torre Eiffel.

L’Italia, mentre Ruggiero Bondi chiedeva in Parlamento di estendere l’obbligo dell’insegnamento elementare, dava proprio quell’anno inizio alla sua politica coloniale. Il Paese guidato con polso di ferro da Francesco Crispi, andava dandosi moderni strumenti legislativi: dall’istituzione dei tribunali amministrativi al riordino dei banchi di emissione, dalla promulgazione del nuovo Codice penale. In quel 1889 veniva inaugurato in Piazza dei Fiori il monumento a Giordano Bruno e Gabriele D’Annunzio pubblicava “Il piacere”.

Quell’Italia che cambiava si rappresentò a Parigi con un enorme padiglione in stile moresco, sette arcate sormontate da una gigantesca copertura a capriate metalliche. Simbolo del progresso tecnologico che avanzava. Il mondo stava cambiando in fretta: proprio mentre le truppe italiane entravano ad Asmara, una conferenza internazionale aboliva la tratta degli schiavi….

Un incarico come quello conferitogli, il conte Eugenio doveva averlo meritato più per le opere compiute che per i diritti acquisiti. Opere che diventa oggi arduo trarre dalle scarse notizie disponibili.

Egli era cresciuto in un ambiente familiare colto, se non proprio raffinato, rappresentato da una lunga progenie di uomini di legge e d’armi, nomi eminenti nella nobiltà savoiarda e piemontese. Appare pertanto logica la sua propensione, che non fu mai occasionale, per la cultura d’Oltralpe considerato che al tempo la lingua della buona società, e della corte, era il francese. L’ambiente poi di Pinerolo, dove spese gli anni giovanili, risentiva profondamente delle occupazioni francesi succedutesi nei secoli e del radicato interscambio commerciale tra la città piemontese e le zone industriali di Francia, che fu mantenuto fino ai primi anni del 900 e non del tutto allentato ancora oggi. Primo e significativo dato della vita adulta di Brunetta d’Usseaux resta quello del matrimonio avvenuto quando il conte aveva 25 anni. Circostanza degna di nota in quanto era consuetudine nella nobiltà del tempo di convolare a nozze in età più matura.

La nazionalità della sposa porrebbe poi altri interrogativi, come si è detto, destinati a non ricevere risposta. La elevata posizione della ragazza nella società zarista, ed ancora più le sue agiate condizioni economiche, ne rendevano infatti piuttosto appetibile la mano. La giovane donna doveva essere bella, bionda e bianca di pelle come la sua gente ed educata con raffinatezza. E’ da ritenere che la sua vicinanza abbia influito profondamente sul marito e sulle sue scelte. Così come è certo che il conte Eugenio le fu profondamente legato e non la dimenticò mai ( a differenza dei suoi avi, non si risposò e visse una dignitosa vedovanza). Alla prematura morte di Caterina, avvenuta nelle casa di Torino il 17 maggio1897 quando al contessa aveva appena trentacinque anni, il conte Eugenio fece costruire a Pinerolo un monumento funebre che, iniziato nel 1898, fu completato nel 1900 Il monumento funebre alto 16 metri, a pianta quadrata, venne costruito in marmo di Perugia, in colore giallo e nero,con uno stile architettonico che una fronte francese definisce di” style florentin”.

Lo spazio per il Conte era previsto sopra o sotto il feretro della moglie, mentre il padre Carlo Augusto e il fratellastro Enrico sono posti di fronte, e la sorella Ida è collocata sotto il sacello della madre.).

Nel mausoleo, che ancora oggi con i suoi 16 metri di altezza è il più imponente del cimitero, fece traslare le salme della sposa, della giovane sorella, del padre, della madre e del fratellastro Enrico.

Prevedendo un posto anche per se, rimasto tragicamente vuoto ( si ignora dove il conte sia stato sepolto.

Dopo il matrimonio il conte e la giovane sposa Caterina s’erano stabiliti a Torino, acquistando alla morte del vecchio proprietario una distinta abitazione in Via Assietta. (La casa apparteneva ad un certo signor M. Bernardi.)

Il matrimonio aveva cambiato rapidamente le condizioni economiche della famiglia. La ventenne Caterina (il cui nome veniva scritto alla francese come Catherine, ma che dalla traslitterazione russa doveva risultare Jekaterina) aveva portato in dote da parte di madre vasti possedimenti in Ucraina e una notevole rendita.

La contessa in qualche modo imparentata con i Romanov un segno potrebbe essere costituito dalla croce, simile a quella dei Romanov, che campeggia argento su azzurro, nello stemma di famiglia dei Brunetta, com’esso venne ridisegnato dal conte Eugenio, appassionato di araldica (lo stemma venne riconosciuto al conte Brunetta con Decreto Regio del 27 giugno1895, a seguito dell’ultimo consegnamento della nobiltà italiana. Il regno sabaudo aveva allacciato rapporti diplomatici con lo Zar Nicola I (1796-1855), salito al trono nel 1825. a lui successe il figlio Alessandro II ( 1818-1881), zar dal 1840 e morto assassinato con una bomba. Alla sua morte divenne zar l’assolutista Alessandro III (1845-1894). L’ultimo dei Romanov fu suo figlio il debole Nicola II (1868-1918), che dopo aver abdicato (1917) venne trucidato dai bolscevichi).

Nell’ottobre del 1909, quando Nicola II giunse in Italia per incontrare Vittorio EmanueleIII, col quale firmò a Racconigi il famoso patto contro l’Austria, i due monarchi si recarono spesso “in automobile a visitare i vecchi castelli della zona” (Antonio Spinosa (“Vittorio Emanuele III. L’astuzia di un re”, Le scie, Mondadori 1990, pag. 132.) Secondo memorie verbali raccolte a Mazzè, tra questi viaggi non mancò una visita al castello del conte, ormai vedovo da anni.

Un anno dopo il matrimonio, il 19 gennaio 1883, la coppia ebbe il primo figlio, Gustavo ( Augusto Pietro Maria). Il ragazzo, che nei nomi impostigli riuniva le glorie militari della famiglia, ventenne ne rinverdì la tradizione arruolandosi volontario nel reggimento di Cavalleggeri Umberto I raggiungendovi il grado di sottotenente. Due anni dopo, il 3 marzo 1885, arrivò il secondo figlio, Sergio (Francesco Carlo Maria) anch’egli volontario in cavalleria. Il 18 novembre 1888 venne alla luce Nadedja, cui vennero imposti gli altri nomi di Eugenia Stella Ida Maria. Bionda come la madre, la ragazza fu sempre la prediletta del conte Eugenio. Nadedja come ricordato, andò sposa a vent’anni al marchese de Moy, uno dei più bei rampolli dell’aristocrazia parigina. L’ultimo dei figli, Lotario (Rurik Carlo Maria), nacque il 1° dicembre 1892 a Nervi, non lontano da Viareggio dove la famiglia aveva la sua residenza estiva ( Villa Cella).