I Giochi Olimpici di Londra del 1908

 

Il conte,

 insostituibile punto di riferimento per il 

CIO

 

 

Se non ci fosse stata la “Gazzetta dello Sport”, lo sviluppo dello sport nel nostro Paese in generale, e del movimento olimpico in particolare, avrebbe battuto ben altre strade. Di tale crescita impetuosa il ciclismo e l’automobilismo furono gli incandescenti volani, ma ne risultava coinvolto tutto lo sport italiano. Aumentava la tiratura del giornale milanese perché cresceva il numero dei suoi lettori e perché s’andava rapidamente allargando l’interesse attorno allo sport. Quale migliore premessa all’anno Olimpico che stava per aprirsi? Eppure, per tutto il 1907, nelle pagine della Gazzetta si rintraccia una volta soltanto il nome del conte Brunetta d’Usseaux, l’unico italiano che continuava a battersi per offrire un obiettivo Olimpico allo sport del Bel Paese.

Capitò propriamente a giugno, dopo che il nobile piemontese aveva convocato nella sede milanese del “Touring Club” un incontro per addivenire alla costituzione di un Comitato nazionale in vista delle Olimpiadi Internazionali di Londra. ( la “Gazzetta” non fece che un cenno distratto ed inesatto alla riunione:”La Direzione( del TCI, nda) preso atto degli accordi tra il signor Brunetta d’Usseaux, Commissario per l’Italia, ed il Direttore Generale per ciò che riguarda l’eventuale partecipazione morale del Touring all’organizzazione del Comitato Italiano…(…). (cfr.”La Gazzetta dello Sport”, 24 giugno 1907).

Brunetta a questo progetto stava lavorando da tempo. Dopo l’umiliante cerimonia di Atene ( L’umiliazione che aveva dovuto subire e che l’aveva costretto ad annunciare la rinuncia di Roma all’organizzazione dei Giochi del 1908, il conte non l’avrebbe mai dimenticata.

Un ricordo che tornò sovente nelle sue lettere, come in quella indirizzata due anni dopo i fatti di Atene in data 23 marzo 1908 da Parigi, al marchese Compans: (…)”Qual è il lavoro del Comitato Romano per voler cambiare l’indirizzo del Comitato ad oggi? Non mi curo della risposta, ma ti prego di raccomandare a questi Signori di cessare una ostilità basata su di un malinteso e su di un residuo di rancore contro di me che avevo avuto il torto di cercare di ottenere un grande onore all’Italia, quale quella della VI Olimpiade a Roma e del quale già feci ammenda onorevole, levandone il disturbo a Roma, appena mi accorsi del malvolere, e dandole a Londra che le accettò subito ben di buon grado.(…)” (cfr. ACS Torino, Sez. Riunite, Archivio Compans, mazzo 28).

Quando aveva dovuto consegnare la sconfitta sua e quella di Roma, nelle mani degli inglesi, aveva ripreso a tessere le sue tele. Scopo finale, quello di dare finalmente corpo e sostanza al Comitato Italiano per le Olimpiadi, che avrebbe voluto permanente.

 

Ormai il conte italiano era un insostituibile punto di riferimento per il CIO e nella sua splendida casa al numero 52 dell’Avenue du Bois de Boulogne si davano appuntamento gli esponenti della migliore società europea. Molte questioni dell’olimpismo internazionale, si risolvevano proprio nel suo studio, tappezzato di preziosi libri antichi. In quel 1907 erano già 32 gli aristocratici membri del CIO, che aveva ancora sede presso la più modesta abitazione del barone de Coubertin, al n. 10 di Boulevard Flandrin.

Tra costoro, Brunetta, che con un pizzico di civetteria tutta francese, scriveva ora Eugène il proprio nome, figurava come uno dei più attivi. Non facendo mai mancare le sue attenzioni di ricco nobiluomo, come quando volle regalare al CIO una splendida statua in bronzo di ispirazione greca, rappresentante Pallade Atena, da destinare periodicamente alla nazione che avesse riportato il maggior numero di vittorie ai Giochi.

La statua, alta un metro e dieci, mostrava la dea drappeggiata di un peplo semitrasparente addossata ad uno scudo, con la mano sinistra che reggeva la vittoria alata. La statua era stata realizzata da una scultrice americana, Nety-Wetherbee, che operava e viveva a Parigi. Un’opera importante e per questo molto costosa, che interpretava in pieno i desideri di de Coubertin, il quale vagheggiava il più stretto connubio tra arte e olimpismo.

Il 22 febbraio 1907 il conte Brunetta, che dal Comitato inglese veniva considerato l’unico referente per l’Italia, inviò una lettera-circolare alle personalità sportive italiane che riteneva più produttivo venissero consultate. E tra queste al suo “vecchio amico e deputato” marchese Carlo Compans de Brichanteau. Tagliando accuratamente fuori il gruppo dei romani con al sola eccezione del cavalier Ballerini (al quale si rivolgeva sempre con un affettuoso “caro e vecchio collaboratore”). La lettera portava come protocollo il n. 170. Redatta in lingua italiana, su un foglio intestato sotto gli auspici della “IV Olimpiade Internazionale” ed intitolato al “Commissario per l’Italia Conte E. Brunetta d’Usseaux”, era dattiloscritta.

Ma chi era il destinatario principale di quel messaggio? Carlo Compans marchese di Brichanteau, che sarebbe di li ad un settennio diventato il primo presidente del CONI, aveva all’epoca 63 anni. Era nato a Chambéry nell’Alta Savoia il 30 marzo 1844. Ripetutamente eletto nei collegi di Verrès, Ivrea, Aosta e Caluso (nella cui circoscrizione ricadeva Mazzè, residenza estiva del conte Brunetta), fu deputato al Parlamento ininterrottamente dal 1876 al 1919, stabilendo un record di permanenza sugli scranni di Montecitorio non facilmente eguagliabile. Sospettoso verso un mondo che non conosceva a pieno, quando nell’estate del 1914 venne posto alla guida del CONI, sua prima preoccupazione fu quella di appurare la veridicità di certe voci che volevano Brunetta e de Coubertin tramare per privarlo dell’incarico.

Non era vero. Lo apprendiamo da un paio di lettere indirizzategli nel mese di giugno da Brunetta. In una viene esplicitamente detto (Lettera di Brunetta a Compans di Brichanteau in data 5 luglio 1907. (ACS Torino, Sez Riunite, Archivio Compans, mazzo 103) “(…)

Nella riunione del bureau del CIO, parlai della tua intenzione e di una tua prossima proposta di fare un Comitato Permanente dei Giuochi Olimpici in Italia - come lo consentono i nostri Statuti e come già esiste in quasi tutte le Nazioni. La proposta venne bene accolta come pure non vedesi inconveniente ad una eventuale domanda di celebrazione dei Giuochi Olimpici per il 1911 ai quali il Comitato Olimpico accorderà il suo patronaggio e premi ed interverrà pure ben di buon grado, contento di assistere al risveglio sportivo italiano (…)”.

Difficile determinare attraverso quali percorsi si fossero incrociate le strade di Brunetta d’Usseaux e di Compans, comune denominatore, potrebbero essere stati i loro quarti di nobiltà. Doveva comunque accomunarli un’amicizia antica se si giudica da un’altra lettera di Brunetta, scritta il 20 marzo 1907, che, dopo aver sollecitato una risposta alla sua circolare che non giungeva, nel poscritto, si lamentava con l’amico “dell’arrivo di tuo figlio il quale mi ha totalmente dimenticato quest’anno” Il che fa ritenere che i rapporti tra i due coinvolgessero anche le rispettive famiglie. Come testimonia il picaresco episodio, già ricordato, dell’assalto della banda del Biondino al Castello di Mazzè.

Dal suo osservatorio parigino, Brunetta aveva certo una visione meno provinciale ed una posizione più determinata. Del movimento Olimpico Italiano egli può essere a posteriori definito il grande architetto, mentre il marchese Compans - non se ne abbiano a male i suoi estimatori- ne fu il capomastro un po’ distratto. C’è al riguardo, una domanda destinata a restare senza risposta: perché Brunetta non spinse per farlo cooptare nel CIO, come in quegli anni capitò al principe Borghese o all’on. Brunialti? Forse fu deluso dal suo comportamento, forse non lo ritenne opportuno, forse Compans declinò l’offerta, forse si oppose de Coubertin. Tutte supposizioni, solo supposizioni. Ma torniamo alla lettera di sollecito di Brunetta, quella del 20 marzo 1907. Non sappiamo se almeno a quella il marchese dette risposta. Né se lo fecero altri.

L’archivio di Brunetta, che doveva essere molto corposo (secondo il CIO esso doveva comprendere almeno 2000 documenti, ma noi lo riteniamo molto più ampio), si è dissolto nel nulla. Possiamo solo ipotizzare che l’idea trovò diverse adesioni dal momento che il conte, alla data del 1° giugno, rinnovò l’invito a “voler intervenire alla seduta di formazione del Comitato (Italiano per le Olimpiadi, nda) che avrà luogo alla sede del Touring Club Italiano, Milano, il lunedì 10 giugno, alle ore 15.” La riunione di Milano, rappresenta una delle tappe più importanti nella storia dell’olimpismo italiano. Il Comitato Italiano che si costituì in quell’occasione “può essere considerato il primo Comitato Olimpico Italiano anche se non manifesta i caratteri assunti nel 1914”. E’ una interpretazione ardita, ma crediamo, con più di un fondo di verità.

Il conte, che covava le sue rivincite sul “gruppo dei romani”, da tempo vagheggiava la nascita di un organismo olimpico italiano che facesse a lui riferimento. E del quale non gli sarebbe forse spiaciuto assumere la presidenza, se glie l’avessero offerta.

A questo riteneva lo autorizzasse proprio il mandato del CIO, organismo del quale- grazie al suo attivismo, oltre che alla “grave malattia” che teneva lontano dagli affari olimpici de Coubertin- stava per diventare Segretario Generale ed in un certo senso a Milano il Comitato nasceva (o meglio, “rinasceva”) proprio con la benedizione del CIO. Che tuttavia non lo avrebbe ancora riconosciuto: nel “Répertoire du Mouvement Olympique”, la Bibbia del CIO, infatti il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, viene ancora oggi indicato come costituito nel 1908 e riconosciuto nel 1915.

Perché il conte Brunetta non impose nel 1907 il riconoscimento del Comitato che aveva appena promosso? Una sua disattenzione? Un rigurgito d’incertezza? Un errore di datazione? Anche in questo caso potremo procedere solo per induzione e forse ci allontaneremmo dalla verità.Della riunione milanese, fu lo stesso CIO a darne conto sul numero di giugno della “Revue Olympique” (pag.288), con una sintetica relazione nella quale non è difficile rintracciare la mano del Brunetta.. Che degli esiti di quella riunione aveva di che essere soddisfatto. Si era trattato di un vero successo: erano arrivati tutti coloro che dovevano esserci e gli assenti, come sempre, avrebbero avuto torto.

 

Questa la traduzione dal francese del comunicato finale: “Il Comitato Olimpico Italiano formato dal conte Eugenio Brunetta d’Usseaux si è riunito sotto la sua presidenza a Milano, nella sede sociale del Touring Club d’Italia.

Sono state istituite due sottocommissioni permanenti, di cui una avrà sede a Milano e l’altra a Roma”.

A tener fede a questa cronaca furono 16 le personalità, più o meno illustri sul piano sportivo, che risposero all’appello di Brunetta d’Usseaux. L’adesione del deputato Fortunato Marazzi, il conte se la trovò sul tavolo soltanto al suo rientro a Parigi, Quello che non ci è noto è il nome di chi non rispose: saperlo aiuterebbe ad inquadrare meglio gli obiettivi finali di Brunetta. Il quale, quella sera stessa, redasse un appunto per Brichanteau chiedendogli di dare subito a Roma un seguito alla riunione milanese, visto che lui con i romani non voleva più avere a che fare :” Egregio e caro marchese, riconoscente a nome del CIO (…) le sarei molto grato di voler riunire a Roma gli egregi personaggi che diedero la loro adesione al Comitato Italiano per la quarta Olimpiade a Londra e metterli al corrente delle informazioni date e confirmare il giorno della riunione a fine giugno”

Sono state istituite due sottocommissioni permanenti, di cui una avrà sede a Milano e l’altra a Roma”.

La nota è significativa per due aspetti: primo, perché rende noto che vennero programmati altri incontri per la formazione del Comitato; secondo, perché il conte la firmò come “ Segretario del Comitato Internazionale Olimpico” . Forse espandendosi per la prima volta in tale veste.

Per la riunione di Roma vennero stabilite le date del 1° o del 2° luglio. Ma l’atto più importante per la storiografia italiana è la lettera che Brunetta d’Usseaux inviò a Compans, appena rientrato a Parigi dall’incontro di Milano. Essa porta la data del 15 giugno 1907 e vale la pena di rileggerla integralmente perché può ritenersi un’altra pietra angolare per la futura costituzione del CONI. Per la prima volta vi si fa infatti cenno in maniera esplicita all’opportunità della “formazione di un Comitato Olimpico permanente”, che non limiti i suoi compiti alla designazione e alla gestione quadriennale della squadra olimpica.

"Carissimo

Leggo nella “Gazzetta del Popolo” di venerdì 14 giugno un articolo sui Giuochi Olimpici del 1911 a Torino mal fatto nella sostanza poiché potrebbe dar luogo a smentite e mettendomi in difficile posizione vis-à-vis del Comitato Internazionale, poiché la quinta Olimpiade, avrà luogo staturiamente, nel 1912, ma però ogni Nazione col Consenso del CIO, (che lo accorda quando vi sieno le debite garanzie tecniche e finanziarie e sotto il suo patronaggio, nonché l’osservanza dei suoi Regolamenti) può ottenere i Giuochi Olimpici, come li ottenne la Grecia l’anno scorso formando un Comitato Nazionale, il quale dopo presi gli accordi, visti i Regolamenti ne faccia domanda al CIO.

Tale domanda l’inoltrerei volentieri a luglio 1908 a Londra alla Seduta del Comitato. Il nostro Regolamento permette la formazione di un Comitato Olimpico permanente e non avremmo che a dare questo carattere al Comitato che formiamo attualmente e che sarebbe certamente ben accetto da parte del Comitato Internazionale. Potresti così occuparti della questione dello Stadio con più base di serietà e con maggiore chance di riuscita.

Ti sarò molto riconoscente di un rigo esplicativo alla “Gazzetta del Popolo” contenente queste notizie. Ho comunicato ai Colleghi, qui ora in gran numero per il Grand Prix, le tue benemerenze e nella prossima riunione del Comitato francese sarà portata all’ordine del giorno la tua proposta di far usufruire delle stesse riduzioni i concorrenti francesi e italiani alla quarta Olimpiade.

In attesa delle tue attese notizie per la nostra prossima riunione ti stringo cordialmente la mano.

Vidi ieri in casa tuo figlio che sta benone venuto a veder a casa l’arrivo dei Reali di Danimarca. Ciao."

Il marchese non si dannò troppo per dar seguito all’incarico avuto. Si decise solo quando Brunetta che fremeva, a fine giugno lo rimproverò per non aver risposto “ ancora a due lettere e ad un telegramma” facendogli notare che si trovava “nel più grande imbarazzo per la convocazione fissata per il 1° 2° luglio”, tanto da ritenere

fosse più opportuno”rimettere all’autunno” ogni cosa.

Forse il sollecito di Brunetta risultò inutile, perché giunse a cose fatte. Fatto si è che Compans fece finalmente partire, in data 29 giugno, la convocazione:

“(…) Ho l’onore di invitare la S.V. ad una riunione preolimpica che si terrà lunedì 1° luglio alle ore 17 in una sala dell’Associazione Naz. Italiana per il movimento dei forestieri, Piazza Montecitorio, onde prendere gli opportuni concerti per preparare l’organizzazione del Comitato Italiano. (…)”.

La ricostruzione che stiamo seguendo, si basa principalmente per questo periodo, come già detto, sui documenti dell’archivio Compans, depositato presso l’Archivio di Stato di Torino. In esso si rintracciano diverse lettere di cortese rifiuto alla convocazione. Sembrava che i “romani” volessero dare ragione al pessimismo di Brunetta.

Andata così semideserta la prima riunione Compans tornò alla carica in tempi brevi convocando “ una seconda riunione preliminare” per le ore 18,30 del successivo 5 luglio, un venerdì, sempre nella sede dell’Associazione Forestieri di Piazza Montecitorio. Ricevendone altri garbati e forse inattesi rifiuti.

 

All’appuntamento si recò invece, un po’ scettico, Fortunato Ballerini portando con se copia del ” progetto organico della Olimpiade di Roma abortita” dove forse ”qualcosa si troverà”. Dopo questi due fallimenti Compans rimise ogni decisione a Brunetta d’Usseaux, proponendo di aggiornare ogni cosa ad ottobre. Anche a quel tempo l’estate reclamava i suoi diritti.

Ma anche l’autunno passò senza novità se è vero che pochi giorni prima di Natale, Romano Guerra in una lettera inviata al marchese, si chiedeva che fine avesse fatto il progetto per il Comitato, arenatosi ancora una volta nelle paludi romane.

(Questo il testo della lettera di Guerra a Compans, scritta il 19 dicembre 1907.su carta intestata del “Il Giornale d’Italia”: ”Ricevo da ogni parte sollecitazioni perché il Comitato Italiano per l’Olimpiade di Londra si metta al lavoro. Negli altri Stati già l’organizzazione è incominciata da qualche mese; e l’Italia che fa? Le sarò grato se vorrà farmi sapere a che punto sono le pratiche col conte Brunetta d’Usseaux; ad ogni modo mi parrebbe utile una riunione del Comitato”. ( ACS Torino, Sez. Riunite, Archivio Compans, mazzo 28).