
L'antica Via Mazenga, La chiesa di San Rocco. Casale: Il mulino di Via Castone,
Al Giarat. Tonengo: La casa del Fuoco, La chiesa parrocchiale di San Francesco,
La casa di Pietro Monte. La Mandria.
Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona
Architetto e pittore
(Cortona 1596- Roma 1669)
Partiamo per
l’itinerario più impegnativo tra quelli proposti, questa volta
rigorosamente armati di bicicletta perché ci avventureremo lungo il tracciato
della antica Via Mazenga, collegante dopo il XIII secolo Mazzè con Chivasso
.
Iniziamo come sempre dal Castello (1/A)
percorrendo la piazza antistante la Chiesa Parrocchiale (2/A)
e voltando a destra per Via Municipio, strada in ripida discesa verso la parte
bassa dell’abitato.
Arrivati al piano, davanti alla chiesetta
di San Rocco (17/A) , voltiamo
a sinistra ed arrivati alla statale nuovamente a sinistra, la percorriamo sino
alla biforcazione per Casale, dove svoltiamo a destra per una piacevole strada
in discesa, giungendo al Mulino
Nuovo (6/F) , testimonianza della
Rivoluzione francese e degli sconvolgimenti portati da Napoleone nel compassato
regno di Sardegna.
Il mulino merita senz’altro una visita, tenete però presente che
è di proprietà privata, anche se il Sig. Giuseppe Ottino in genere
acconsente molto cortesemente alla richiesta di visitare la sua proprietà.
Sono interessanti all’esterno
il salto d’acqua con la grande ruota che fornisce l’energia alle
macine ed alcuni particolari
del fabbricato. All’interno, oltre alla struttura architettonica,
sono da ammirare le macine in pietra in movimento ed il
sistema di trasmissione dell’energia idraulica.
Il mulino entrò in
funzione nel dicembre dell’anno 1800 per volere della popolazione che
intendeva così sottrarsi ai diritti feudali esercitati dal Conte di Mazzè.
Ne seguirono tumulti, cause giudiziarie con ogni sorta di strascichi. La diatriba
ebbe fine per logoramento delle parti e per la morte dell’ultimo Conte
Valperga-Mazzè deceduto senza eredi diretti
Lasciato il mulino rivoluzionario proseguiamo per la strada provinciale, voltando
a destra al primo incrocio, sino a raggiungere, passato il Cimitero (1/G)
, l’inizio di Tonengo. Dopo un centinaio di metri la strada si apre in
un piazzale sul quale prospetta un curioso edificio. La storia di questo palazzotto,
costruito un centinaio di anni fa e chiamato comunemente “Casa
del Fuoco” (2/F) , è
veramente curiosa in quanto esso doveva ospitare il Municipio di Tonengo una
volta ottenuta l’autorizzazione a separarsi da Mazzè ed a costituirsi
a Comune autonomo. Poiché questo non si è verificato ed i tempi
nel frattempo sono mutati, l’edificio ospita l’ambulatorio medico.
Per utilizzare la parte superiore, contenente una sala adibita a riunioni, sono
nate proposte di adibirla a museo della civiltà contadina. Se il progetto
sarà realizzato, considerata la tradizione agricola di Tonengo, il visitatore
potrà fruire di un’eccellente rassegna sulla vita paesana nei secoli
passati.
Proseguendo sino alla piazza successiva, raggruppante nel suo ambito la banca
(4/G), l’ufficio postale (2/G)
e le scuole (3/G) , si scorgerà
sulla destra la chiesa parrocchiale titolata a San
Francesco d’Assisi (3/F)
, costruita nel 1856 ad opera dell’arch. Giacomo Clerico. Il tempio, edificato,
dopo una lunghissima diatriba con l’antica parrocchia di Mazzè,
in stile neoclassico a
croce latina merita una visita se non altro per le espressioni di devozione
popolare raccolte nel suo ambito e per i pregevoli affreschi
di Agostino Visetti
e di Francesco Salvetti.
Usciti, prima di inforcare la bicicletta, diamo uno sguardo alla bella meridiana
posta sulla facciata della
canonica. Segna le ore con i ritmi di altri tempi, ricordando che il tempo
deve essere vissuto e non solamente trascorso.
Proseguendo per la strada principale, si nota sulla destra un edificio sul quale
è dipinta in facciata una scolorita pittura
sindonica. Questa è
la casa di Pietro Monte (4/F) , scienziato
e religioso, vissuto nel XIX secolo, fondatore del locale asilo. Sull’interessante
figura di Pietro Monte, uno dei fondatori della meteorologia italiana, consiglio
la lettura del volumetto curato dal Dott. Fabrizio Dassano, edito da Bolognino
di Ivrea e rintracciabile nelle edicole del paese.
Via Garibaldi è la strada principale di Tonengo e conferma immediatamente
di essere nata come strada di collegamento e non di carattere urbano. Gli edifici
ai lati sono difatti sorti senza un disegno urbanistico coerente e la piazza
che si incontra alla sua estremità è di disegno troppo moderno
se raffrontato all’ambiente circostante.
Per i più pigri, se vogliono limitare le pedalate, consigliamo la digressione,
percorrendo la via Pietro Monte, verso il Molinetto della Rivetta (5/F)
, sorto nel XIX secolo ed alimentato dalle acque del canale di Caluso.
Purtroppo un recente restauro non ha tenuto conto della peculiarità dell’edificio,
snaturandone un po’ l’aspetto. Lasciato il molinetto si potrà
imboccare la strada del Monticello e tornare al capoluogo.
Per i più sportivi, lasciata Piazza Pertini occorreranno altri dieci
minuti di pedalate per uscire dal paese e addentrarsi nella campagna, finchè,
arrivati nel punto in cui la provinciale curva a destra, si proseguirà
diritti imboccando una bella strada asfaltata costeggiata da fossi.
Dopo un suggestivo rettilineo lungo circa tre km., arriviamo alla
Mandria (7/H) , grande fattoria
adibita sino alla fine del XIX secolo all’allevamento e all’addestramento
dei cavalli dall’esercito, prima sardo e poi italiano.
La storia della Mandria
è abbastanza recente, la sua fondazione risale a non più di due
secoli e mezzo fa e pur essendo sita nel territorio di Chivasso, è inserita
nella struttura urbanistica di Mazzè, il che rende impossibile non parlarne.
La creazione di questo grande allevamento di cavalli fu dovuta, come le altre
Mandrie create in Piemonte, dalla necessità dell’esercito Sardo
di disporre di un numero di animali adeguato alle proprie esigenze. Nel 1750
il Demanio Reale acquistò dal Comune di Mazze’ e da quello di Chivasso
i terreni necessari, edificando gli
edifici visibili ancora oggi. Il complesso dovrebbe essere assolutamente
salvato dal degrado attuale ed oggetto di una attenta manutenzione, destinando
i locali ricavati ad attività turistico culturali. Da visitare i sotterranei
adibiti periodicamente a mostre ed altre attività.
Per il buon funzionamento della Mandria fu necessario prolungare il Canale di
Caluso aumentandone la portata rispetto a quella prevista nel 1559 dal costruttore,
il generale francese Carlo Cossè Conte di Brissach, la qual cosa permise
la costruzione della Roggia di Mazzè a spese della comunità, opera
che abbiamo visto fornire l’energia idraulica al Mulino Nuovo.
Per il ritorno esistono nuovamente due opzioni:
La prima è il percorso di andata, senza la digressione verso Casale,
usciti da Tonengo seguite la provinciale costeggiante il Centro Sportivo comunale
(1/F) e vi troverete nel capoluogo.
La seconda è molto più interessante ma certamente più faticosa.
Ripercorriamo la via del ritorno sino alla strada delle Traverse, segnalata
da una palina come pista ciclabile, perché inclusa in un percorso promosso
dalla provincia di Torino. Prima di giungere alla strada provinciale per Rondissone
attraversiamo il sito che anticamente ospitava un insediamento romano (2/I)
, come testimoniano i reperti
ritrovati e conservati in una teca della sala consiliare del comune. Proseguendo
scorgeremo sulla destra il campo volo (6/I)
recentemente inaugurato, se siamo fortunati, vedremo parcheggiati piccoli aerei
ed ultraleggeri in manovra.
Oltre la provinciale, notiamo un viottolo in discesa, nuovamente segnalato come
pista ciclabile, ci immettiamo e proseguiamo sino alla piana sottostante nella
quale, poco oltre la centralina di pompaggio del Consorzio Irriguo di Chivasso
(5/I) , potremo visitare il Laghetto
S.Pietro (7/I) , adibito all’allevamento
di storioni ed altri pesci pregiati. Visto il laghetto torniamo sui nostri passi
ed a metà salita svoltiamo a destra in una strada sterrata.
Questo è il sito dove anticamente esisteva la Chiesa di San Pietro (1/I)
, segnacolo dell’esistenza di un antico abitato, forse di età
alto medioevale, del quale si è perso traccia.
Arrivati al depuratore consortile (3/I)
, voltiamo a destra sino alla pianura alluvionale, qui ci immettiamo a sinistra
in una strada costeggiante la Dora. Dopo qualche centinaio di metri il pianoro
si allarga ed una bassa costruzione ci annuncia che siamo arrivati al Giarat,
(4/I) luogo tradizionalmente dedicato
alle merende dei Casalesi.
Considerate le pedalate fatte, consigliamo una sosta approfittando delle tavole
e delle panche poste sotto gli alberi, lungo il fiume ed ammirando il panorama
sulla Dora, in quel punto veramente incantevole.
Molto probabilmente gli abitanti di Casale, recandosi al Giarat il lunedì
dell’Angelo, tramandano il ricordo dei loro antenati che vivevano presso
le chiese di San Pietro e San Lorenzo e Giobbe, centri abbandonati a causa delle
epidemie che falcidiavano la popolazione.
Proseguendo lungo la strada costeggiante il fiume arriviamo infine ad una biforcazione,
prendendo a sinistra si arriverà alla strada provinciale, andando diritto
giungeremo allo sbarramento (9/I)
sulla Dora, usato dal Consorzio di Chivasso per derivare dal fiume le acque
necessarie. Impianto, molto interessante per gli amanti dei salti d’acqua
e i pescatori.
I più sportivi, inoltrandosi nella zona (8/I)
sovrastante il Giarat, potranno immergersi in un ambiente molto simile alle
Bose, essendo questa l’ultima propaggine del placer aurifero coltivato
nell’antichità prima dai Salassi e poi dai Romani.
Arrivati alla provinciale, dirigendosi a nord, passeremo accanto alla
Cappella votiva sita all’angolo con il vicolo Formia, dopo sarà
molto facile tornare al punto di partenza.
