L'antica Via Mazenga, La chiesa di San Rocco. Casale: Il mulino di Via Castone, Al Giarat.

Tonengo: La casa del Fuoco, La chiesa parrocchiale di San Francesco, La casa di Pietro Monte. La Mandria.


 

 

Partiamo per l’itinerario più impegnativo tra quelli proposti, questa volta rigorosamente armati di bicicletta perché ci avventureremo lungo il tracciato della antica Via Mazenga, collegante dopo il XIII secolo Mazzè con Chivasso .
Iniziamo come sempre dal Castello (1/A) percorrendo la piazza antistante la Chiesa Parrocchiale (2/A) e voltando a destra per Via Municipio, strada in ripida discesa verso la parte bassa dell’abitato.
Arrivati al piano, davanti alla chiesetta di San Rocco (17/A) , voltiamo a sinistra ed arrivati alla statale nuovamente a sinistra, la percorriamo sino alla biforcazione per Casale, dove svoltiamo a destra per una piacevole strada in discesa, giungendo al Mulino Nuovo (6/F) , testimonianza della Rivoluzione francese e degli sconvolgimenti portati da Napoleone nel compassato regno di Sardegna.
Il mulino merita senz’altro una visita, tenete però presente che è di proprietà privata, anche se il Sig. Giuseppe Ottino in genere acconsente molto cortesemente alla richiesta di visitare la sua proprietà. Sono interessanti all’esterno il salto d’acqua con la grande ruota che fornisce l’energia alle macine ed alcuni particolari del fabbricato. All’interno, oltre alla struttura architettonica, sono da ammirare le macine in pietra in movimento ed il sistema di trasmissione dell’energia idraulica.
Il mulino entrò in funzione nel dicembre dell’anno 1800 per volere della popolazione che intendeva così sottrarsi ai diritti feudali esercitati dal Conte di Mazzè. Ne seguirono tumulti, cause giudiziarie con ogni sorta di strascichi. La diatriba ebbe fine per logoramento delle parti e per la morte dell’ultimo Conte Valperga-Mazzè deceduto senza eredi diretti
Lasciato il mulino rivoluzionario proseguiamo per la strada provinciale, voltando a destra al primo incrocio, sino a raggiungere, passato il Cimitero (1/G) , l’inizio di Tonengo. Dopo un centinaio di metri la strada si apre in un piazzale sul quale prospetta un curioso edificio. La storia di questo palazzotto, costruito un centinaio di anni fa e chiamato comunemente “Casa del Fuoco” (2/F) , è veramente curiosa in quanto esso doveva ospitare il Municipio di Tonengo una volta ottenuta l’autorizzazione a separarsi da Mazzè ed a costituirsi a Comune autonomo. Poiché questo non si è verificato ed i tempi nel frattempo sono mutati, l’edificio ospita l’ambulatorio medico. Per utilizzare la parte superiore, contenente una sala adibita a riunioni, sono nate proposte di adibirla a museo della civiltà contadina. Se il progetto sarà realizzato, considerata la tradizione agricola di Tonengo, il visitatore potrà fruire di un’eccellente rassegna sulla vita paesana nei secoli passati.
Proseguendo sino alla piazza successiva, raggruppante nel suo ambito la banca (4/G), l’ufficio postale (2/G) e le scuole (3/G) , si scorgerà sulla destra la chiesa parrocchiale titolata a San Francesco d’Assisi (3/F) , costruita nel 1856 ad opera dell’arch. Giacomo Clerico. Il tempio, edificato, dopo una lunghissima diatriba con l’antica parrocchia di Mazzè, in stile neoclassico a croce latina merita una visita se non altro per le espressioni di devozione popolare raccolte nel suo ambito e per i pregevoli affreschi di Agostino Visetti e di Francesco Salvetti.
Usciti, prima di inforcare la bicicletta, diamo uno sguardo alla bella meridiana posta sulla facciata della canonica. Segna le ore con i ritmi di altri tempi, ricordando che il tempo deve essere vissuto e non solamente trascorso.
Proseguendo per la strada principale, si nota sulla destra un edificio sul quale è dipinta in facciata una scolorita pittura sindonica. Questa è la casa di Pietro Monte (4/F) , scienziato e religioso, vissuto nel XIX secolo, fondatore del locale asilo. Sull’interessante figura di Pietro Monte, uno dei fondatori della meteorologia italiana, consiglio la lettura del volumetto curato dal Dott. Fabrizio Dassano, edito da Bolognino di Ivrea e rintracciabile nelle edicole del paese.
Via Garibaldi è la strada principale di Tonengo e conferma immediatamente di essere nata come strada di collegamento e non di carattere urbano. Gli edifici ai lati sono difatti sorti senza un disegno urbanistico coerente e la piazza che si incontra alla sua estremità è di disegno troppo moderno se raffrontato all’ambiente circostante.
Per i più pigri, se vogliono limitare le pedalate, consigliamo la digressione, percorrendo la via Pietro Monte, verso il Molinetto della Rivetta (5/F) , sorto nel XIX secolo ed alimentato dalle acque del canale di Caluso.
Purtroppo un recente restauro non ha tenuto conto della peculiarità dell’edificio, snaturandone un po’ l’aspetto. Lasciato il molinetto si potrà imboccare la strada del Monticello e tornare al capoluogo.
Per i più sportivi, lasciata Piazza Pertini occorreranno altri dieci minuti di pedalate per uscire dal paese e addentrarsi nella campagna, finchè, arrivati nel punto in cui la provinciale curva a destra, si proseguirà diritti imboccando una bella strada asfaltata costeggiata da fossi.
Dopo un suggestivo rettilineo lungo circa tre km., arriviamo alla Mandria (7/H) , grande fattoria adibita sino alla fine del XIX secolo all’allevamento e all’addestramento dei cavalli dall’esercito, prima sardo e poi italiano.
La storia della Mandria è abbastanza recente, la sua fondazione risale a non più di due secoli e mezzo fa e pur essendo sita nel territorio di Chivasso, è inserita nella struttura urbanistica di Mazzè, il che rende impossibile non parlarne.
La creazione di questo grande allevamento di cavalli fu dovuta, come le altre Mandrie create in Piemonte, dalla necessità dell’esercito Sardo di disporre di un numero di animali adeguato alle proprie esigenze. Nel 1750 il Demanio Reale acquistò dal Comune di Mazze’ e da quello di Chivasso i terreni necessari, edificando gli edifici visibili ancora oggi. Il complesso dovrebbe essere assolutamente salvato dal degrado attuale ed oggetto di una attenta manutenzione, destinando i locali ricavati ad attività turistico culturali. Da visitare i sotterranei adibiti periodicamente a mostre ed altre attività.
Per il buon funzionamento della Mandria fu necessario prolungare il Canale di Caluso aumentandone la portata rispetto a quella prevista nel 1559 dal costruttore, il generale francese Carlo Cossè Conte di Brissach, la qual cosa permise la costruzione della Roggia di Mazzè a spese della comunità, opera che abbiamo visto fornire l’energia idraulica al Mulino Nuovo.
Per il ritorno esistono nuovamente due opzioni:
La prima è il percorso di andata, senza la digressione verso Casale, usciti da Tonengo seguite la provinciale costeggiante il Centro Sportivo comunale (1/F) e vi troverete nel capoluogo.
La seconda è molto più interessante ma certamente più faticosa.
Ripercorriamo la via del ritorno sino alla strada delle Traverse, segnalata da una palina come pista ciclabile, perché inclusa in un percorso promosso dalla provincia di Torino. Prima di giungere alla strada provinciale per Rondissone attraversiamo il sito che anticamente ospitava un insediamento romano (2/I) , come testimoniano i reperti ritrovati e conservati in una teca della sala consiliare del comune. Proseguendo scorgeremo sulla destra il campo volo (6/I) recentemente inaugurato, se siamo fortunati, vedremo parcheggiati piccoli aerei ed ultraleggeri in manovra.
Oltre la provinciale, notiamo un viottolo in discesa, nuovamente segnalato come pista ciclabile, ci immettiamo e proseguiamo sino alla piana sottostante nella quale, poco oltre la centralina di pompaggio del Consorzio Irriguo di Chivasso (5/I) , potremo visitare il Laghetto S.Pietro (7/I) , adibito all’allevamento di storioni ed altri pesci pregiati. Visto il laghetto torniamo sui nostri passi ed a metà salita svoltiamo a destra in una strada sterrata.
Questo è il sito dove anticamente esisteva la Chiesa di San Pietro (1/I) , segnacolo dell’esistenza di un antico abitato, forse di età alto medioevale, del quale si è perso traccia.
Arrivati al depuratore consortile (3/I) , voltiamo a destra sino alla pianura alluvionale, qui ci immettiamo a sinistra in una strada costeggiante la Dora. Dopo qualche centinaio di metri il pianoro si allarga ed una bassa costruzione ci annuncia che siamo arrivati al Giarat, (4/I) luogo tradizionalmente dedicato alle merende dei Casalesi.
Considerate le pedalate fatte, consigliamo una sosta approfittando delle tavole e delle panche poste sotto gli alberi, lungo il fiume ed ammirando il panorama sulla Dora, in quel punto veramente incantevole.
Molto probabilmente gli abitanti di Casale, recandosi al Giarat il lunedì dell’Angelo, tramandano il ricordo dei loro antenati che vivevano presso le chiese di San Pietro e San Lorenzo e Giobbe, centri abbandonati a causa delle epidemie che falcidiavano la popolazione.
Proseguendo lungo la strada costeggiante il fiume arriviamo infine ad una biforcazione, prendendo a sinistra si arriverà alla strada provinciale, andando diritto giungeremo allo sbarramento (9/I) sulla Dora, usato dal Consorzio di Chivasso per derivare dal fiume le acque necessarie. Impianto, molto interessante per gli amanti dei salti d’acqua e i pescatori.
I più sportivi, inoltrandosi nella zona (8/I) sovrastante il Giarat, potranno immergersi in un ambiente molto simile alle Bose, essendo questa l’ultima propaggine del placer aurifero coltivato nell’antichità prima dai Salassi e poi dai Romani.
Arrivati alla provinciale, dirigendosi a nord, passeremo accanto alla Cappella votiva sita all’angolo con il vicolo Formia, dopo sarà molto facile tornare al punto di partenza. A Casale in Piazza Minetto, dall'ottobre del 2008 possiamo visitare il monumento dedicato a  Don Solero. L'opera scolpita  dall'artista locale Fiorenzo Seimandi, raffigura una roccia su cui in rilievo spicca una penna d'aquila, emblema classico del corpo degli Alpini. La locale Sezione ha commissionato la bella scultura,  rendendo cosė viva la memoria dell'illustre concittadino. Don Solero conosciuto per la sua grande passione per la montagna, tanto da meritarsi l'appellativo di "Cappellano del Gran Paradiso" č altrettanto stimato per il suo amore per la fotografia. Nell'ottobre del 2008, le sue belle foto scattate prevalentemente tra le vette delle Alpi,  sono state esposte presso le aule dell' ex Scuola elementare di Casale, riscuotendo un grande successo.